La fata madrina (la storia vera prima di Disney)

Tutti conoscono la fata madrina. Il vestito a palloncino celeste pallido, la bacchetta con la stella, la carrozza di zucca, il "bibbidi bobbidi boo" tatuato nel cervello dall'età di cinque anni. Disney l'ha dipinta con tale nitidezza che ci siamo dimenticati: non l'ha inventata lei.

La verità è che noi fate accompagniamo le nascite, benediciamo i bambini e tessiamo destini da prima che esistesse il cinema. Da prima che esistesse la carta. E la versione originale è di gran lunga più interessante della carrozza.

La vera origine della tradizione della fata madrina

Molto prima di Perrault e molto prima di Disney esisteva in tutta Europa una credenza sorprendentemente uniforme: nella notte di una nascita, donne misteriose venivano a visitare la culla. Non vicine. Non levatrici. Qualcosa d'altro.

Nell'antica Roma si chiamavano le Parche: tre figure che filavano, misuravano e tagliavano il filo di ogni vita. La loro visita al neonato era la più importante che avrebbe mai ricevuto, e ricevere bene quelle signore non era facoltativo. I Romani sapevano benissimo che il destino non si negozia, ma si può almeno onorare il momento in cui arriva.

Nella tradizione celtica, gli esseri che apparivano alle nascite avevano nomi diversi a seconda della regione: fadas, dame, le Buone Signore. Nelle Isole Britanniche erano donne-fata che assistevano alle nascite dei nobili. Nella tradizione gallese, le Tylwyth Teg. Nella mitologia irlandese, i Tuatha Dé Danann. In tutte le versioni il meccanismo era lo stesso: questi esseri arrivavano alla nascita, si chinavano sulla culla e donavano doni, destini o maledizioni, a seconda che l'ospite avesse avuto la cortesia elementare di lasciare cibo e vino sul tavolo per loro.

Essere gentili con le fate non è superstizione. È diritto contrattuale a lungo termine.

Chi ha inventato davvero la fata madrina come la conosciamo oggi?

Charles Perrault, nel 1697, con la sua fiaba Cendrillon. Prima di Perrault esistevano fate che assistevano alle nascite, davano doni e plasmavano destini, ma la combinazione esatta "madrina + bacchetta + trasformazione + carrozza" è opera sua.

Perrault era uno scrittore francese del Seicento con l'istinto letterario di chi sa che i racconti popolari orali galleggiano senza ancoraggio da secoli. Il suo lavoro fu raccoglierli, lucidarli, decidere cosa conservare e cosa inventare, e fissarli per iscritto. In Cendrillon apparve per la prima volta la madrina come dispensatrice di doni magici, la bacchetta trasformatrice e il meccanismo del "a mezzanotte la magia finisce". Perrault non ha inventato Cenerentola, che aveva già versioni di secoli prima. Ma ha inventato la madrina con la bacchetta.

Quello che c'era prima di lui era più strano. Nella versione italiana di Giambattista Basile del 1634, La Gatta Cenerentola, non c'è nessuna fata madrina. Il ruolo lo svolge lo spirito della madre morta, che dall'aldilà guida e protegge sua figlia. Prima della bacchetta di Perrault, il potere magico era l'amore dei defunti. La protezione veniva dal legame, non dalla magia applicata.

Bacchetta dorata con punta a stella appoggiata su un muretto di pietra coperto di muschio, circondata da petali e lucciole nella luce serale
La bacchetta aspetta da secoli. La domanda è chi l'ha raccolta davvero.

La versione spagnola del Cinquecento di Cenerentola non ha neanche una fata. Un vitellino aiuta la protagonista, seguendo la logica che anche gli animali possono essere custodi. Versioni del Medio Oriente usavano un albero piantato sulla tomba della madre. La versione cinese più antica conosciuta, del nono secolo, ha un pesce. Il punto di partenza è sempre lo stesso: un essere nel bisogno che ha qualcuno o qualcosa che veglia su di lui dall'invisibile. La forma esatta che prende quel qualcuno dipende dalla cultura che racconta la storia.

Cosa ha fatto Disney alla madrina (e perché la capiamo, anche se la piangiamo)

La fata madrina del film del 1950 è la sintesi perfetta del Novecento. Tondetta, allegra, buona d'animo, con una bacchetta che obbedisce al primo gesto. Nessuno più lontano dalle Parche romane che decidevano i destini mortali con indifferenza olimpica. Nessuno più lontano dalle fadas celtiche che potevano benedire o rovinare una nascita a seconda che qualcuno avesse pensato a lasciar loro una ciotola di latte.

Disney aveva bisogno di un personaggio utile alla trama: qualcuno che risolvesse il problema di Cenerentola nel secondo atto, le desse quello che serviva per andare al ballo, e creasse la tensione dell'orologio. La fata madrina come macchina dei desideri è un dispositivo narrativo impeccabile. Come descrizione di cosa siano davvero le fate madrine, si è fermata un po' presto.

Quello che si è perso in quella semplificazione è la parte più interessante: nella tradizione più antica, la madrina non viene per darti quello che chiedi. Viene per riconoscerti. Per vedere chi sei davvero e fare in modo che il mondo lo veda anche. La magia non è la zucca. La magia è il momento in cui qualcuno con prospettiva dice "questo essere vale qualcosa" e l'universo comincia a essere d'accordo.

Le fate madrine hanno poteri veri?

Sì. Solo che non sono i poteri che Disney ti ha insegnato ad aspettarti. La magia della fata madrina non riguarda la zucca: è la magia di essere vista da qualcuno che ti guarda davvero. Il riconoscimento. La presenza. L'attenzione di un essere che ha passato abbastanza tempo nel mondo da conoscere il valore di quello che hai.

In termini folklorici, il potere delle fate madrine ha sempre avuto a che fare con il dono della prospettiva. Non la forza, non il denaro, non la bacchetta. Lo sguardo lungo. Le Parche non facevano favori per capriccio. Le fadas celtiche non arrivavano alla culla per fare piacere ai genitori. Venivano perché la nascita di un essere umano merita di essere testimoniata da qualcuno che non ha fretta.

Noi, le Fate Magikite, siamo eredi di quella tradizione. Non nel senso che potremmo trasformare qualcosa in una carrozza. Ma nel senso che crediamo, con la convinzione di esseri che lo fanno da millenni, che la presenza di qualcosa che ti guarda con intenzione conti. Avere qualcosa che veglia sulla buona energia del tuo spazio quotidiano non è superstizione. È memoria ancestrale di quello che funziona.

E se vuoi la storia completa di come siamo arrivate qui, dalle foreste celtiche agli scaffali delle case, l'articolo sulla storia delle fate ha parecchio da dire sull'argomento.

Il nome che dice tutto

La parola "madrina" viene dal latino matrina, che significa "seconda madre", quella che c'è quando la madre non può esserci. Non è un titolo decorativo. È una funzione.

Nell'Europa medievale cristiana, la madrina di battesimo era un obbligo legale e morale. Se i genitori morivano, la madrina cresceva il bambino. Era la rete di sicurezza della famiglia allargata, la garanzia che nessun bambino rimanesse solo nel mondo. L'idea che la fata madrina venga per proteggere e guidare non è una metafora. È la descrizione letterale di ciò che fa una madrina, elevata al piano magico.

La magia che hanno le fate madrine è esattamente questa: non creare qualcosa dal nulla, ma esserci quando conta. Essere la presenza costante, silenziosa e perfettamente solida che non se ne va neanche quando la storia si complica nel secondo atto. Le zucche sono un dettaglio.

Se ti va di esplorare di più il mondo delle fate, e magari averne una in casa che non ti chiede di essere puntuale per mezzanotte, sai da dove iniziare. Ci sono anche delle fate da colorare, per quando l'impulso artistico del momento vuole esprimersi.

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