L’estro (quello che i Folletti sanno)

In italiano esiste una parola che i critici d'arte usano quando hanno esaurito tutte le altre: estro. L'estro è quella cosa che un artista ha o non ha. Non si studia, non si allena, non si pianifica. Arriva quando vuole e se ne va quando decide lui.

La parola viene dal greco oistros, il tafano, quella mosca che pungeva i cavalli facendoli impazzire di corsa. L'estro è quello: qualcosa che ti punge dall'interno e ti fa fare cose che, a mente fredda, non avresti mai pianificato. Le fai e basta. E quando le guardi dopo, le riconosci come tue, ma non ricordi esattamente come ci sei arrivato.

I Folletti hanno una posizione chiara sull'argomento.

Cos'è esattamente l'estro artistico?

L'estro non è il talento. Il talento è la capacità, quello che sviluppi con anni di pratica, la tecnica che puoi insegnare e imparare. L'estro è quello che rimane quando la tecnica è già al suo posto e smette di essere necessario pensarci.

Michelangelo aveva l'estro. Si racconta che quando lavorava alla Cappella Sistina, i periodi di blocco totale si alternavano a periodi in cui non riusciva a smettere, in cui la pittura usciva da sola. Leopardi aveva l'estro. Le sue poesie più famose le scrisse in fretta, come se qualcosa di urgente dovesse uscire prima che sparisse. Caravaggio aveva l'estro in modo quasi pericoloso: la sua pittura era troppo viva, troppo reale, troppo presente per il suo tempo.

Quello che accomuna tutti questi artisti: i momenti di estro erano i momenti in cui il lavoro spacca davvero, quando smette di essere tecnica e diventa necessità. Quando non potresti aver fatto diversamente anche se ci avessi pensato per anni.

Cosa c'entrano i Folletti con la creatività?

Bella domanda. Risposta onesta: molto più di quanto sembri.

Nella tradizione italiana, il Folletto è sempre stato una presenza associata ai luoghi vivi, non ai luoghi tranquilli. Compariva nelle osterie, nelle botteghe degli artigiani, nei poderi dove si lavorava sodo e si rideva forte. Non era una presenza silenziosa. Era chiassosa, imprevedibile, energica.

La storia completa dei Folletti in Europa è in questo articolo sui Folletti di casa in Europa. Quello che colpisce nelle storie tradizionali: i Folletti non abitavano le case dove non succedeva niente. Abitavano le case dove succedeva tutto.

La creatività attira i Folletti, o i Folletti generano creatività? Onestamente, non lo sappiamo con certezza. E quella risposta incerta ci sembra la più interessante di tutte.

Quello che sappiamo è che quando un Folletto sta bene in un posto, quel posto tende ad essere un posto dove qualcuno sclera nel senso buono: così dentro a quello che sta facendo da dimenticarsi del tempo, della cena, di tutto il resto.

La differenza tra bello e vero

Bello si impara. Ci si allena a fare cose belle. Si studia, si pratica, si migliora. E bello è prezioso, il mondo ne ha bisogno.

Vero è diverso. Vero è quando quello che hai fatto non poteva venire fuori in modo diverso. Quando i difetti fanno parte della verità. Quando finisci e guardi il lavoro con quella strana sensazione di scoperta, come se una parte di te non sapesse dove si stava andando a parare.

Tra bello e vero c'è l'estro. Ed è esattamente lì che abitano i Folletti.

I Magikitos sul tuo scaffale non sono decorazione. Sono un promemoria che la differenza tra bello e vero esiste, che conta, e che hai la capacità di trovarla.

Per tutto quello che facciamo quando non ci stai guardando, la nostra vita segreta ha qualche risposta. Spoiler: il programma è più intenso del previsto.

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