Al mercato galleggiante di Santa Marina compaiono strane caramelle dall'odore terribile. Arturo, che trova sempre qualcosa da criticare, finisce nel mirino di Bollicione, un Magikito folletto, e del suo Animagikito Lentisco. Tra bolle puzzolenti e ricordi nascosti, qualcosa sta per cambiare.

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La storia

Bollicione al mercato galleggiante

«Chi è stato a lasciare queste caramelle qui?» La domanda partì da una bancarella e arrivò fino all'altra estremità del mercato galleggiante di Santa Marina, un intreccio di pontili, barche colorate e passerelle di legno che oscillavano piano sopra l'acqua.

La risposta arrivò subito. «Non toccarle! Puzzano! Puzzano tantissimo!» E avevano ragione. Le caramelle erano rosa, lucide e invitanti, ma appena qualcuno le avvicinava al naso sembravano profumare di calzini dimenticati in una valigia durante una traversata oceanica. Di cavolo bollito, di armadio chiuso, di cose che sarebbero state meglio non usare.

Così tutti passavano oltre. Tutti tranne Arturo. Arturo vendeva frutta su una chiatta verde e aveva un talento speciale: riusciva a trovare il difetto in qualunque cosa. Una mela troppo rossa, una pesca troppo morbida, un tramonto troppo nuvoloso, un cliente troppo allegro. Ogni giorno trovava qualcosa da criticare. Era diventato così bravo che gli altri commercianti ormai facevano scommesse. «Vedrai che oggi si lamenta del sole.» «No, oggi se la prenderà con le anatre.» «Cinque monete sulle nuvole.»

Quella mattina Arturo si fermò davanti alle caramelle puzzolenti. Le annusò. Fece una faccia talmente storta che un bambino scoppiò a ridere. «La cosa più orrenda che abbia mai sentito.» E continuò la giornata.

Dietro una montagna di cassette vuote, però, qualcuno aveva appena percepito quel grumo di malumore. Era Bollicione, un Magikito folletto dalla pancia tonda e dagli occhi color laguna. Portava un gilet cucito con vecchie etichette di bottiglie e teneva sempre in mano una pipa ricavata da un cucchiaio piegato. Non serviva per fumare, serviva per fare cose molto più interessanti. Al suo fianco sonnecchiava il suo Animagikito: un pesce gatto, vegano. Sì, vegano. Una creatura talmente insolita che passava il tempo a coltivare lenticchie acquatiche invece di cacciare pesciolini. Si chiamava Lentisco e aveva baffi lunghi come filita pesca.

«Lo senti?» sussurrò Bollicione. Lentisco agitò una pinna. Il malumore di Arturo era arrivato fino a loro come una corrente fredda. Non era cattiveria, era peggio: era abitudine. Arturo si era allenato così tanto a trovare ciò che non andava che aveva dimenticato come trovare ciò che funzionava.

«Ci serve una bella scossa», disse il folletto. E guardò le caramelle. Poi la pipa. Poi il pesce gatto. Poi sorrise. Oh sì, aveva trovato il piano.

Quella notte, mentre il mercato dormiva cullato dall'acqua, Bollicione si arrampicò sulle bancarelle. Prese una delle caramelle puzzolenti. La infilò nella sua pipa. Poi un'altra. Poi un'altra ancora. Lentisco nuotava sotto i pontili lasciando dietro di sé una scia di minuscole lenticchie luminose.

Quando tutto fu pronto, Bollicione fece un lungo respiro. Soffiò. Dalla pipa uscì una bolla enorme. Poi due. Poi dieci. Poi cento. Ogni bolla aveva dentro un odore terribile, ma anche qualcos'altro: un ricordo felice. Le bolle si sparsero per il mercato, silenziose, leggere, aspettando il mattino.

La prima a scoppiarne fu una pescivendola. Ploc! Odore di stivali bagnati. Ma insieme vide il ricordo del giorno in cui aveva imparato a remare con il nonno. Scoppiò a ridere. Un bambino ne toccò un'altra. Ploc! Puzza di cavolfiore dimenticato, ma anche il ricordo della sua prima torta di compleanno.

Poi toccò ad Arturo, naturalmente. La bolla più grande di tutte lo aspettò proprio davanti alla sua bancarella. La osservò, diffidente. Poi la punzecchiò con un dito. Ploc! Una puzza terrificante. Qualcosa tra una scarpa bagnata e un formaggio arrabbiato. Arturo fece una smorfia. Poi si immobilizzò, perché dentro quella puzza era nascosto un ricordo.

Lui, a dieci anni. Seduto su una cassetta di frutta, accanto a suo padre, che insegnava a scegliere le pesche migliori. Ridevano, ridevano così forte da non riuscire a parlare. Arturo sentì il cuore fare una piccola capriola. Era un ricordo che non visitava da anni, forse da decenni.

Un'altra bolla scoppiò. Ploc! La prima barca costruita da ragazzo. Un'altra. Ploc! Una gara di tuffi persa malamente ma piena di risate. Un'altra ancora. Ploc! La volta in cui aveva regalato una mela a una bambina e lei lo aveva abbracciato senza motivo.

Quando alzò la testa, Arturo si accorse di una cosa. Stava sorridendo, e non poco. Stava sorridendo come uno che si è ricordato improvvisamente chi era.

«Sai una cosa?» disse alla pescivendola accanto. «Quelle caramelle puzzano da morire!» Lei annuì. «Verissimo!» «Ma sono meravigliose!»

La pescivendola scoppiò a ridere, e con lei tutto il mercato. Prima di mezzogiorno le persone giravano inseguendo bolle come bambini. I commercianti si raccontavano storie, gli sconosciuti facevano amicizia. Qualcuno organizzò persino il primo campionato ufficiale di annusamento coraggioso di caramelle puzzolenti. Una pessima idea. Una splendida idea. Le migliori sono spesso entrambe le cose.

Dall'alto di una lanterna appesa a un pontile, Bollicione osservava il mercato, trasformato in una festa galleggiante. Accanto a lui, Lentisco mordicchiava soddisfatto una foglia d'alga. Il folletto si infilò la pipa nella cintura. «Missione compiuta!»

Il pesce gatto agitò i baffi. Sotto di loro le risate continuavano a galleggiare sull'acqua come piccole barche luminose. E mentre i due amici riprendevano il viaggio verso una nuova avventura, il mercato sembrò brillare un po' di più.

Perché a volte la felicità arriva nel profumo dei fiori e altre volte, per farsi notare meglio, sceglie la puzza più assurda del mondo.

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