In una panetteria ai margini di un bosco luminoso, Silvia lavora bene ma non vede più la bellezza che ha intorno. Fornellina, una Magikita, e la sua Animagikito Quadrella decidono di intervenire con un piccolo incantesimo tra pane, ricordi e luce colorata.

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La storia

Fornellina nella panetteria degli alberi luminosi.

«Se un'altra persona mi chiede un pane a forma di stella, giuro che impasto direttamente il grembiule.» La voce di Silvia uscì dalla panetteria insieme a una nuvola di vapore caldo e profumo di crosta dorata. Davanti alla bottega c'era già una fila che serpeggiava fino alla piazzetta. Eppure nessuno chiacchierava, nessuno rideva: ognuno stringeva il proprio numerino come se fosse un documento importantissimo.

Il motivo era semplice: Silvia lavorava benissimo, ma da mesi impastava con quella faccia di chi masticasse limone. La sua panetteria sorgeva in un luogo parecchio insolito. Sul bordo del paese cresceva infatti un piccolo bosco di alberi fluorescenti. Di giorno sembravano normali tronchi argentati; al tramonto, invece, i rami si accendevano di verde, turchese e viola, come lampadari dimenticati dalle stelle. Uno spettacolo magnifico che Silvia non guardava mai.

«Pane, pagamento, avanti il prossimo». Fine della poesia. Nascosta dentro una cesta di crescini spezzati, qualcuno stava osservando la scena con interesse. Era Fornellina, una Magikita delle luci dimenticate. Portava un impermeabile cucito con etichette di sacchi di farina e una corona storta fatta di molletti da bucato piegati a mano. Sulla schiena aveva una bisaccia ricavata da una vecchia presina da cucina.

Le emozioni degli umani le arrivavano come profumi, e quella mattina sentiva un odore particolare. Non tristezza, non rabbia: peggio, abitudine. Quella strana nebbia che fa smettere di vedere le cose belle anche quando crescono proprio davanti alla porta. Accanto a lei sbucò il musetto del suo compagno Animagikito. Si chiamava Acquadrella, una piccola gazza magica con piume che riflettevano la luce a quadratini, come una scacchiera argentata. Nel becco teneva una conchiglia, a quadri naturalmente. Le collezionava da anni.

«Ho un'idea», sussurrò Fornellina. Quadrella inclinò la testa. Era sempre un pessimo segno. Le idee di Fornellina raramente finivano senza briciole in giro. Quella notte, quando il paese dormiva, la Magikita si mise al lavoro. Saltò sul banco. Zac! Dentro ogni filoncino infilò una minuscola briciola raccolta sotto gli alberi fluorescenti. Fic! Poi strofinò le sue conchiglie a quadri contro i cestini del pane. Ffff! Le conchiglie cominciarono a riempirsi di luce colorata, come bicchieri pieni di succo luminoso. Infine, Quadrella volò fuori e appese le conchiglie ai rami degli alberi. Cloc! Cloc! Cloc! Erano lanterne marine finite per sbaglio in un bosco.

All'alba era tutto pronto. Silvia aprì la bottega. La fila entrò. Il primo cliente spezzò una pagnotta. Clac! Dal pane uscì una piccola nuvola luminosa. Non fumo, non polvere. Ricordi. Un signore vide se stesso da bambino, mentre correva con la farina sul naso. Una maestra vide la nonna che le insegnava a intrecciare il pane dolce. Una ragazza vide il giorno in cui aveva preparato biscotti bruciacchiati insieme al padre.

«Avete visto anche voi?» domandò qualcuno. «Sì, anch'io! Nel mio c'era il cane di quando ero piccolo!» La panetteria si riempì di voci, di storie, di risate. Persino Silvia smise di servire per qualche secondo. Un record storico!

Poi accadde qualcosa che nessuno si aspettava. Le conchiglie appese agli alberi fluorescenti si accesero tutte insieme. Migliaia di quadratini di luce colorata attraversavano la piazza, come aquiloni senza filo. Rosso, blu, oro, verde: ogni quadratino si posava per un attimo sulla spalla di qualcuno e mostrava un piccolo ricordo felice. La gente uscì dalla panetteria, alzò finalmente lo sguardo e vide il bosco, davvero, come se fosse la prima volta.

Silvia rimase immobile sulla soglia. Gli alberi fluorescenti oscillavano lentamente nel vento del mattino. Le conchiglie tintinnavano. I colori scorrevano tra i rami come ruscelli sospesi nell'aria. «Da quando sono così belli?» mormorò. Un vecchietto della fila rise. «Da sempre!» La risposta la colpì più di qualsiasi magia. «Da sempre!» Lei ci passava davanti tutti i giorni e non li vedeva più.

Silvia si tolse il grembiule infarinato. Per la prima volta dopo mesi uscì dal bancone. Si sedette sotto un albero luminoso. Offrì una focaccia ai clienti. Qualcuno portò marmellata, qualcun altro una chitarra. Nel giro di mezz'ora la fila era diventata una colazione collettiva. Persino i numerini finirono trasformati in segnalibri, aeroplanini e buffi cappellini di carta.

La panetteria continuò a vendere pane, ma da quel giorno cominciò anche a servire storie. Ogni mattina qualcuno raccontava un ricordo nato da una pagnotta e ogni sera Silvia chiudeva cinque minuti prima per andare a salutare gli alberi fluorescenti. Dalla cesta dei grissini Fornellina osservava il risultato con le mani sui fianchi, mentre Quadrella stava già cercando nuove conchiglie da appendere da qualche parte, possibilmente dove nessuno si aspettava di trovare il mare.

«Missione riuscita», sussurrò la Magikita. Poi le due creature sgattaiolarono via tra le luci del bosco, perché certe meraviglie non arrivano dal nulla. Aspettano pazienti proprio davanti ai nostri occhi, finché qualcuno non ci ricorda di guardarle.

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