Bastonzampa alla piscina condominiale
«Chi ha preso il mio lettino?» La domanda rimbalzò sull'acqua come un sasso piatto. Ploc, ploc, ploc. Alla piscina condominiale Gelsomino erano appena le 10 del mattino e già sembrava che qualcuno avesse versato una bottiglia d'aceto nell'aria. I bambini si fermavano a metà tuffo. Gli adulti fingevano di leggere il giornale. Persino il distributore delle bibite pareva fare meno rumore del solito.
Il motivo aveva un nome: il signor Gino. Ogni estate arrivava con un asciugamano enorme a righe blu, occupava il miglior lettino vicino all'acqua e lo difendeva come un castello. Se qualcuno si sedeva troppo vicino, lui tossicchiava. Se una palla passava sopra la sua testa, lui sospirava. Se un bambino rideva troppo forte, lui abbassava gli occhiali e lo fissava come se avesse appena dichiarato guerra al buonsenso.
Quel giorno, però, c'era qualcosa di diverso. Sopra una fioriera piena di gerani, nascosto tra due foglie lucide, qualcuno stava ascoltando. Era Bastonzampa, un Magikito folletto dalla risata contagiosa e dagli occhi vispi come gocce di rugiada. Indossava una giacchetta cucita con vecchie cuffie da piscina colorate e portava sempre con sé un bastone fatto con cannucce intrecciate, dipinto di rosso, verde, turchese e giallo. Accanto a lui era seduta la sua compagna Animagikito, una rana dal cappello di foglia di ninfea.
«Lo senti anche tu?» La rana gracidò ancora. Il folletto percepiva le emozioni degli umani come altri percepiscono il profumo del pane appena sfornato. E dal signor Gino arrivava una strana miscela di solitudine e nostalgia, e una punta di malinconia nascosta sotto strati e strati di brontolii. «Non è arrabbiato con la piscina», sussurrò Bastonzampa. «È arrabbiato con qualcosa che si è dimenticato.»
Era ora di intervenire. Il folletto osservò il luogo: piscina, acqua, salvagenti. Salvagenti, ombrelloni, palette, tubi gonfiabili. Perfetto! Saltò giù dalla fioriera e corse invisibile lungo il bordo. Zip, zac, flac, clac, clac. Con il suo bastone colorato toccò decine di gocce d'acqua sparse sulle mattonelle. Ogni volta che il bastone le sfiorava, dentro la goccia compariva un piccolo vortice scintillante. La rana lo seguiva a balzi. Crac, crac, crac. E a ogni salto lasciava cadere minuscole perle trasparenti dalla punta delle zampe.
Quando ebbe finito, la piscina sembrava identica. Sembrava. Perché pochi secondi dopo accadde qualcosa di molto strano. Una bambina uscì dall'acqua scuotendosi i capelli. Splash! Una goccia le cadde sul naso. Dentro quella goccia comparve per un istante il ricordo di una festa di compleanno piena di palloncini. La bambina scoppiò a ridere.
Un signore raccolse una ciabatta bagnata. Splash! Nella goccia appesa alla fibbia vide se stesso da ragazzino mentre costruiva una zattera con cassette della frutta. «Ma guarda un po'», mormorò sorridendo. Una signora sistemò l'ombrellone. Splash! Vide il ricordo della sua prima vacanza al mare e sorrise anche lei. Le gocce magiche stavano liberando ricordi felici e dimenticati: piccoli, luminosi, ma preziosi.
La gente iniziò a raccontarseli. «Io da piccola avevo una barca di cartone…» «E io un cane che rubava i panini.» «Io ho imparato a nuotare in una vasca grande quanto una tinozza.» Le risate si moltiplicarono, ma il colpo più grosso doveva ancora arrivare.
Una goccia saltò dal trampolino, volò, girò nell'aria e atterrò proprio sulla punta del naso del signor Gino. Splash! L'uomo sbatté le palpebre. Per un attimo la piscina sparì. Vide se stesso a nove anni. Vide una piscina comunale lontana nel tempo. Vide una gara di tuffi. Vide un gruppo di amici che ridevano come matti. E vide una rana, una vera rana, con cui lui e i suoi compagni avevano passato un'intera estate inventando gare assurde. L'avevano perfino chiamata Ammiraglio Salterino.
Il ricordo arrivò così forte che il signor Gino scoppiò a ridere. Non una risatina, una risata piena, di quelle che fanno piegare le spalle. Tutti si girarono, perché nessuno aveva mai sentito il signor Gino ridere così. Lui si asciugò un occhio. Poi guardò il trampolino, poi i bambini, poi l'acqua. «Sapete una cosa?» disse. «Da ragazzo facevo il tuffo della rana volante.» «La rana volante?» gridarono in coro. «Impossibile! Falso! Faccelo vedere!»
Per la prima volta dopo anni, il signor Gino si alzò dal suo lettino. Salì sul trampolino. Uno, due, tre passi, saltò. Splosh! L'acqua esplose in tutte le direzioni. I bambini applaudirono, gli adulti pure. Qualcuno rise fino alle lacrime. Qualcun altro volle provare. Dopo pochi minuti, tutta la piscina era diventata un campionato improvvisato di tuffi assurdi: il tuffo pinguino, il tuffo salsiccia, il tuffo meteorite e persino il celebre tuffo rana volante del signor Gino.
Dall'alto della fioriera, Bastonzampa osservava il caos felice con le mani sui fianchi. Accanto a lui, la rana dal cappello di ninfea gonfiò il petto con aria soddisfatta. «Già», disse il folletto, «a volte la gioia non sparisce davvero.» Si nasconde sott'acqua e aspetta soltanto qualcuno che faccia il primo tuffo. Poi sollevò il bastone colorato, salutò la piscina ormai piena di risate e sgattaiolò via tra i gerani, mentre il sole faceva brillare l'acqua come una manciata di ricordi appena ritrovati.