Salerello e la Macedonia giurassica. Nel fondo della grande nave mercantile Zita, ferma nel porto per scaricare merci, la vecchia dinamo del condizionatore faceva un fracasso tremendo. Sembrava un enorme gigante di ferro con i lucciconi. L'aria laggiù, nella stiva dei viveri, era fredda e odorava di corda bagnata, scatole di cartone umide e verdure schiacciate. La luce delle lampadine protette da gabbie di metallo dondolava piano, illuminando pile altissime di casse di legno piene di banane e mele.
Dietro un lungo tavolo ricomposto, il cuoco di bordo, il signor Josué, sbucciava le patate con un coltellino affilato. Muoveva le mani in modo rigido e velocissimo. Da molte settimane era diventato un tipo super brontolone e triste. Pesava ogni singola buccia sulla bilancia e non permetteva mai al suo giovane aiuto cuoco, il piccolo Chico, di toccare la frutta buona. «La cucina di una nave è un dovere militare, non un parco giochi. Se tagli una fetta troppo spessa, rovini le scorte per il viaggio», ripeteva sempre con la voce scura, senza mai fare un sorriso.
Il povero Chico era veramente triste e pensava che quel viaggio in mare fosse il più noioso e antipatico di sempre. Ma lassù, sopra lo scaffale delle spezie rare, nascosto dentro un barattolo vuoto, qualcuno teneva gli occhi ben aperti. Era Salerello, un Magikito della Stirpe dei Folletti, piccolo come un chicco di sale grosso. Indossava una casacca strampalata, ricavata da un pezzo di vecchia vela bianca strappata, legata in vita con un filo di spago da pesca, e portava in testa un cappellino fatto con un guscio di pinolo svuotato.
Salerello sentiva la tristezza di Chico e i rimproveri del cuoco come un vento gelido che gli solleticava la pancia. Ai Magikitos non piacciono i musi lunghi e adorano usare la loro fantasia per fare dispetti colorati e divertenti. «Questo cuoco ha nascosto la sua allegria dentro un sacco di farina scaduta», pensò Salerello. «Ci serve un'invenzione stramba e golosa per dare una scossa a questa stiva grigia.»
Il Folletto saltò giù dal barattolo senza fare il minimo rumore e atterrò sul tavolo di legno, proprio accanto alla mano di Josué. Lì vicino c'era una boccetta di sciroppo di zucchero, che serviva per dolcificare le macedonie. Salerello tirò fuori dal taschino una fialetta di linfa di menta selvatica di Taramundi, ne versò tre gocce spumeggianti nel flacone e poi ci soffiò sopra un pizzico di polline di girasole, mandando una scia di stelline invisibili nel liquido. Ciò, flip-sbamb! La magia scattò in un secondo.
Quando il signor Josué rovesciò un po' di quel succo sopra una grande ciotola piena di pezzi di mela, arance e banana, la frutta iniziò a fare qualcosa di incredibile. Dalla bacinella iniziò a salire una nuvola di vapore caldissimo che sapeva di fragole mature, succo d'ananas e gelato al limone. Il cuoco si bloccò con il cucchiaio in mano. Sotto gli occhi strabiliati di Chico, i pezzi di frutta nella ciotola iniziarono a saltare, a incastrarsi tra loro e a cambiare forma.
In un attimo, dal tavolo spuntò un incredibile e bizzarro dinosauro di frutta in tre dimensioni. Era un piccolo tirannosauro, alto come un gatto, con il corpo fatto di una grande anguria succosa, le zampe di banana, la coda di fette di melone e una fila di denti bianchi fatti di chicchi di melograno. Il dinosauro vegetale iniziò a camminare sul tavolo, muovendo la coda a destra e a sinistra ed emettendo un ruggito divertente, proprio come un cucciolo che voleva giocare.
Il broncio del signor Josué volò via all'istante. Vedendo quel buffo dinosauro di frutta che faceva piccoli passi sul legno, posò il coltellino e sul suo viso apparve un sorriso grandissimo, pieno di stupore. Iniziò a ridere a crepapelle, con una risata così forte e contagiosa che fece ballare persino le patate nei sacchi. Chico fece un salto di gioia e volò dritto verso il tavolo. Il piccolo dinosauro di frutta tese la sua zampa di banana e gli offrì un chicco di melograno dolcissimo.
Il signor Josué, completamente trasformato dal trucco del folletto, prese un suo amico carenarino sulla spalla e iniziò a tagliare kiwi, pesche e frutti di bosco per creare insieme a Chico un intero esercito di animaletti, dimenticandosi finalmente delle regole troppo severe. La stiva della nave, prima così fredda e silenziosa, si era trasformata nel posto più allegro del mondo, dove si poteva cucinare, giocare e ridere insieme.
Lassù, sopra lo scaffale delle spezie, Salerello fece una capriola in aria per la contentezza. Si sistemò la casacca di vela, si calzò bene il cappellino e si infilò nella tasca del grembiule di Josué, pronto per salpare verso una nuova fantastica avventura. Perché a volte basta un pizzico di dolce assurdità per ricordarsi che la meraviglia può nascere anche nel fondo di una nave.