Scintilla e il segreto della valigia chiacchierona.
Nel capannone dove si riparano i grandi tram della città, i macchinari facevano un rumore fortissimo. Vrum sbadabam shack, sembrava di stare dentro la pancia di un enorme dinosauro di ferro. L'aria era fredda e puzzava di olio nero per le ruote, fumo e polvere. La luce del sole faceva fatica a entrare dai finestroni sporchi e tutti intorno c'erano solo scatoloni pieni di bulloni arrugginiti e vecchi sedili polverosi.
Dietro il bancone di metallo, il capo operaio, il signor Rocco, puliva una chiave inglese con uno straccio unto. Il signor Rocco era il re dei brontoloni, controllava ogni vite con il righello e non lasciava mai che il suo giovane aiutante, Leo, toccasse gli attrezzi importanti. «Qui non si gioca, siamo persone serie. Se stringi un bullone storto, il tram si rompe in mezzo alla strada», gridava sempre con la voce cupa. Leo puliva il pavimento con la scopa, triste e annoiato, pensando che quel lavoro fosse il più grigio del mondo.
Ma lassù, sopra la mensola dei pezzi di ricambio, nascosta dentro un casco giallo, c'era Scintilla, una Magikita della Stirpe delle Fate, grande come un pastello a cera. Indossava un vestitino arancione, fatto con un petalo di fiori di zucca, e teneva stretta tra le manine la sua valigia di ghiande. Questa valigetta era magica e speciale perché… aveva due occhietti vispi, una bocca minuscola e parlava tantissimo.
«Uffa, Scintilla, qui dentro si soffoca e c'è una noia mortale, fai qualcosa», sussurrò la valigia di ghiande con una vocina stridula divertente. Scintilla sentiva la tristezza di Leo e i rimproveri del capo come un brivido freddo sulle ali. «Hai ragione, valigetta mia», rispose la fata, «è ora di fare un trucco ai nostri e portare un po' di allegria.»
La fatina volò giù dal casco senza farsi sentire e atterrò sul tavolo, proprio accanto al barattolo di grasso lubrificante che il signor Rocco usava per le ruote dei tram. Con un delicato clic la valigia di ghiande si aprì da sola e disse: «Dai, prendi l'estratto di taramundi, presto, e aggiungi un po' di brio.» Scintilla versò tre gocce spumeggianti di succo di fragola nel barattolo e la valigia parlante fece un grande starnuto magico che spruzzò una scia di brillantini colorati dritta nel liquido. La magia scattò in un lampo.
Quando il signor Rocco intinse lo straccio in quel grasso per passarlo sull'ingranaggio del tram, la pozzanghera d'olio sul pavimento iniziò a fare cose mai viste. Dalle ruote d'acciaio iniziò a salire una nuvola di vapore rosa caldissimo che profumava di zucchero filato, marshmallow e frittelle dolci. Il capo operaio si bloccò con le braccia per aria, spalancando gli occhi per lo stupore. Sotto lo sguardo strabiliato di Leo, i vecchi sedili del tram iniziarono a rimbalzare come tappeti elastici e dalle pareti del capannone spuntarono dei coloratissimi fiori di zucchero che cantavano a squarciagola canzoncine allegre.
La valigia di ghiande, rimasta sul tavolo, iniziò a saltellare e a ridere forte. «Guardali, guardali, guardate che facce buffe che hanno!» Il broncio del signor Rocco volò via all'istante. Sentendo quella bizzarra valigetta parlare e vedendo il capannone trasformato in un parco giochi colorato, posò la chiave inglese e sul suo viso apparve un sorrisino grandissimo. Iniziò a ridere a crepapelle, con una risata così forte e contagiosa che fece tremare i bulloni.
Leo fece un salto di gioia, afferrò al volo un dolcetto di zucchero e corse dal signor Rocco. Il capo diede una pacca sulla spalla al ragazzo e gli passò gli attrezzi veri. «Vieni qui, Leo, oggi impariamo a riparare i motori con il sorriso.» Il deposito dei tram, prima così freddo e silenzioso, era diventato il posto più felice della città.
Lassù Scintilla fece una capriola in aria per la contentezza. La valigia di ghiande fece un piccolo sbadiglio. «Ah, che faticaccia la magia, adesso voglio dormire.» La fatina la chiuse delicatamente, se la mise in spalla e si infilò nella tasca della tuta di Leo. Pronta per la prossima fantastica avventura.