Nel cuore di un cantiere notturno, la stanchezza ha spento ogni sorriso e il capocantiere tiene tutti sotto pressione.
Ma Scrocchio, un piccolo Magikito nascosto tra ferri e centraline, sente che è il momento di intervenire.
Basta un tocco di magia per cambiare l'aria, e forse anche qualcosa di più.

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La storia

Scrocchio e la rivoluzione del cantiere di Ile.

Il fragore metallico della betoniera, in fondo allo scavo della nuova metropolitana, rompeva il silenzio dello spazio sotterraneo con un battito pesante, simile al rullo di un tamburo stonato. L'aria, in quel cunicolo di cemento armato, era satura di fumo di motori diesel, polvere di calce sospesa e umidità salmastra che colava dalle pareti grezze. Sotto la luce cruda e intermittente dei fari da cantiere, le armature di ferro proiettavano ombre deformi sul fango del pavimento.

Dietro la barriera di sicurezza, il capocantiere, l'ingegner Ranieri, controllava i livelli strutturali usando un teodolite digitale con gesti nervosi e rigidi. Era un uomo logorato da scadenze impossibili e da una stanchezza cronica che gli spegneva ogni entusiasmo. Annotava i metri cubi di gettata su un taccuino bagnato e rispondeva con grugniti ostili ai suoi due operai, Alessio e Pietro, se solo rallentavano il ritmo per prendere fiato. Il suo rigore militaresco pesava come un macigno sul morale della squadra, trasformando il turno di notte in una sequenza estenuante di compiti meccanici, priva di qualsiasi spazio per un sorriso o una parola gentile.

Nascosto dentro la fessura della centralina elettrica principale, parzialmente coperta da un telo di plastica arancione, un minuscolo essere muoveva i ciuffi delle orecchie. Era Scrocchio, un Magikito della stirpe degli gnomi, grande quanto un bullone da dieci. Indossava una casacca strampalata, ricavata dal frammento di un vecchio guanto da lavoro in cuoio rigido, bloccata in vita da un pezzetto di fil di ferro da legature, e portava in testa un elmetto improvvisato, fatto con un guscio di noce di macadamia.

Scrocchio percepiva la tensione accumulata e la frustrazione dei muratori come una vibrazione acida che gli faceva prudere le mani. Gli gnomi avvertono l'indurimento degli animi e intervengono, e lui amava congegnare alterazioni materiali improvvise per ridare una spallata alla fatica che spegne la vitalità. «Quest'uomo misura il valore dei suoi uomini solo con la durezza del cemento», rifletté lo gnomo. «Ci vuole una sterzata stravagante per rinfrescare questa notte di pietra».

Si calò giù dalla centralina, muovendosi rapido tra le gabbie metalliche della fondazione. Sul ripiano della cisterna di lavaggio, proprio accanto agli stivali di Ranieri, c'era una tanica di liquido distaccante, utilizzato per evitare che la malta si incollasse alle pale d'acciaio. Scrocchio vi saltò sopra, tirò fuori dal taschino una fiala di linfa di caprifoglio selvatico di Taramondi, vi versò tre gocce dense nella bocchetta e, con un fischio leggero, disperse sulla superficie un pizzico di polline. Puff! La materia invertì le sue proprietà in un istante.

Quando Ranieri azionò la valvola per spruzzare la miscela protettiva all'interno della grande botte rotante, il fluido reagì in modo del tutto sbalorditivo. Dall'imboccatura della betoniera iniziò a sollevarsi una nebbia tiepida e vaporosa che profumava intensamente di fragoline di bosco mature, menta piperita e zucchero di canna. L'ingegnere sollevò lo sguardo di scatto, completamente disorientato da quel profumo estivo così assurdo in mezzo al cemento.

Sotto gli occhi increduli della squadra, l'acqua grigia e fangosa dello scavo iniziò a cambiare colore e consistenza, trasformandosi in una cascata fluttuante di cristallina acqua alla fragola. Centinaia di getti rosso brillante presero a sollevarsi dal fondo dello scavo, disegnando parabole luminose a mezz'aria e ricadendo nei secchi con un suono soffuso, un picchiettare melodico che richiamava il ritmo di una fontana festosa durante una notte di mezz'estate.

La severità che bloccava i muscoli di Ranieri si sciolse di colpo, sostituita da uno stupore infantile. Posò il teodolite, mentre i suoi lineamenti tesi si distendevano in una risata fragorosa e liberatoria che gli operai non gli avevano mai sentito emettere. Il risveglio travolse l'intero cantiere con un'ondata di pura allegria. Alessio lasciò cadere la pala, tese le mani nude sotto uno dei getti rossi e raccolse un sorso di quell'acqua profumata. La freschezza e la dolcezza della bevanda magica cancellarono ogni traccia di stanchezza dal suo viso.

Ranieri si tolse il casco bianco e si avvicinò ai suoi uomini, iniziando a ridere con loro, offrendo dell'acqua alla fragola nei bicchieri di plastica della pausa caffè e raccontando aneddoti divertenti sui suoi primi anni di lavoro all'aperto. Il tunnel buio e freddo si era trasformato in uno spazio vivo, pieno di calore condiviso e di una nuova e solida complicità.

Dall'alto della centralina elettrica, Scrocchio guardava quel vivace disordine tra le armature di ferro, strofinandosi le mani per la contentezza. La sua trovata aveva scosso la pesantezza di quel turno notturno. Si sistemò l'elmetto di noce, fece una capriola silenziosa e si infilò nella tasca del tascapane di Pietro, che conteneva i panini per la colazione. Pronto per la prossima missione. Perché a volte basta far scorrere un pizzico di dolce assurdità nella routine per scoprire che anche lo scavo più profondo può aprirsi alla meraviglia di una splendida intesa.

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