Sul lungomare di un piccolo porto, la sparizione di un'auto scatena un gran trambusto. Ma dietro il mistero c'è Sfreccetta, una Magikita, con i suoi Animagikitos volanti. Il loro vero obiettivo non è l'automobile: è un balcone vuoto da troppo tempo.

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La storia

Sfreccetta e il balcone sul mare. «La macchina è sparita!» Il grido attraversò il lungomare come un gabbiano impazzito. Tre pescatori alzarono la testa, una signora lasciò cadere una molletta, perfino il gelataio smise di litigare con il frigorifero.

Sul piccolo porto costruito sopra una scogliera, le case si affacciavano tutte sul mare con balconi colorati. Alcuni erano pieni di gerani, altri di lenzuola. Uno, quello della signora Maddalena, era pieno di sedie vuote, vuote da troppo tempo. Maddalena passava le giornate seduta dentro casa a osservare l'acqua dalla finestra, senza mai uscire nel suo magnifico balcone sospeso sul mare.

Nel frattempo, in piazza, il signor Gino correva in tondo. «Era qui, giuro che era qui», indicava il parcheggio. Peccato che il parcheggio fosse pieno di automobili. «Quale? La mia? Sono tutte tue? No, una sola. E quale sarebbe? Quella invisibile?» Seguì un silenzio, poi una risata generale, perché nessuno sapeva che, per una volta, Gino aveva ragione.

Nascosta dentro una vecchietta cassetta delle lettere appesa al muro del porto, una creatura minuscola stava osservando tutto con enorme soddisfazione. Era Sfreccetta, una folletta Magikita, con una giacchetta cucita usando vecchie mappe stradali e un casco costruito con il coperchio di una scatoletta di sardine. Quando percepiva un'emozione bloccata, le orecchie le pizzicavano. E quella mattina pizzicavano fortissimo.

Da una parte sentiva l'ossessione del signor Gino. L'uomo passava più tempo a lucidare l'automobile che a parlare con gli altri esseri umani. Dall'altra sentiva la malinconia silenziosa di Maddalena. Due balconi dividevano le loro case, eppure non si salutavano quasi mai. «Problema interessante», disse Sfreccetta.

Accanto a lei sbucò un musetto minuscolo, poi un altro, poi altri cinque. Erano i suoi compagni Animagikitos, una squadra di topolini volanti chiamati Frullo, Trillo, Brici, Zig e Zag. Avevano piccole membrane lucenti tra le zampe e volavano con un rumorino silenzioso. Sembravano tazze da tè con le ali. «Pronti?», sussurrò la folletta. I topolini salutarono con le code. Mai fidarsi di un topolino volante che saluta con la coda. «Sta per succedere qualcosa!»

Quella notte il gruppo entrò nel garage del signor Gino. Sfreccetta aprì una scatolina piena di polvere di nebbia marina, raccolta sotto i moli. «Uff!» La polvere si appiccicò alla carrozzeria. Poi i topolini volanti iniziarono a correre sopra l'auto. «Frr, frr, frr, frr!» Ogni passaggio cancellava un pezzetto dell'immagine: prima il cofano, poi le portiere, poi il tettuccio. Alla fine l'automobile era ancora lì, ma invisibile, completamente invisibile.

Il giorno dopo scoppiò il caos. Gino la cercò ovunque, i vicini cercarono ovunque. Persino il postino ci andò a sbattere contro con il ginocchio. «Ai!» «Vista?» «No, sentita!» Per tre giorni non si parlò d'altro, ma il vero piano di Sfreccetta era appena iniziato.

Ogni sera i topolini volanti prendevano un oggetto dimenticato dai vicini — una fotografia, una conchiglia, una piantina, una vecchia cartolina — e lo lasciavano sul balcone di Maddalena. Il mattino seguente lei usciva per restituirlo. «Gino, credo sia tuo!» «Grazie!» Il giorno dopo: «Signora Teresa, questa fotografia è caduta qui!» «Oh, la cercavo da mesi!» Poi ancora e ancora, finché il balcone sul mare smise di essere un posto vuoto.

Le persone iniziarono a fermarsi, a chiacchierare, a raccontarsi storie, a guardare le onde. Maddalena cominciò perfino a preparare i biscotti al limone per chi passava. La trasformazione fu lenta, ma bellissima. Una settimana dopo, il porto intero si ritrovò sul suo balcone per osservare il tramonto. Le sedie vuote erano sparite. Al loro posto c'erano i vicini, bambini, pescatori e perfino il gelataio.

Mancava soltanto una persona: il signor Gino. «Stai ancora cercando la macchina?», domandò qualcuno. Proprio in quel momento si sentì una voce. «L'ho trovata!» Tutti si voltarono. Gino era fermo davanti al garage, con una mano appoggiata sul nulla, o meglio, sulla sua automobile invisibile, ma stava ancora sorridendo.

«Sapete una cosa?», disse. «In questi giorni ho parlato più con voi che negli ultimi cinque anni.» Seguì una pausa. «Quasi quasi la lascio invisibile.» Le risate scoppiarono come fuochi d'artificio. In quel preciso istante la magia terminò. Puff! L'automobile ricomparve, lucida, perfetta, parcheggiata dove era sempre stata.

Gino la guardò, poi guardò il balcone pieno di amici e, con enorme sorpresa generale, scelse il balcone. Dall'ombra di una grondaia, Sfreccetta si aggiustò il casco di sardina. I topolini volanti atterrarono sulle sue spalle, soddisfatti come piccoli piloti dopo una missione riuscita. Il mare brillava sotto il sole della sera, le voci riempivano l'aria e nessuno si accorse delle minuscole creature che si allontanavano fra i tetti, perché a volte la cosa più bella da ritrovare non è ciò che era sparito, ma ciò che era sempre stato vicino e aspettava soltanto di essere visto.

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