A una fermata di periferia compare un pinguino con una valigia vuota, e tutto sembra solo un'altra mattina grigia. Ma una Magikita di nome Valigiotto e la sua Animagikito Brillaccia sentono che lì c'è qualcosa da rimettere in moto, tra ricordi dimenticati e attese sospese.

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La storia

Valigiotto alla fermata delle nuvole basse.

«Scusi, il bus per il Mare del Nord passa anche se uno è un pinguino?» La domanda restò appesa sotto la pensilina come una goccia che non decide se cadere o no. Era una fermata di autobus qualunque, in una strada di periferia, dove le pozzanghere conoscevano per nome i piccioni. L'aria odorava di asfalto bagnato e di giornali appena consegnati. La gente aspettava guardando gli schermi dei telefoni, con le spalle strette dentro i cappotti.

E in mezzo a loro c'era davvero un pinguino. Non enorme, non parlante, non uno di quelli da circo o da documentario. Un piccolo pinguino dall'aria rispettabilissima che teneva accanto a sé una valigia marrone. Vuota. Nessuno sapeva che fosse vuota, ma lo era.

La signora Teresa, che guidava il chiosco dei giornali lì accanto, lo osservava da tre giorni. Tre giorni. Sempre alla stessa ora, sempre sulla stessa mattonella, sempre con quella valigia. Che stramberia, borbottava mentre sistemava le riviste. Non era cattiva, era solo stanca. Le sue giornate si assomigliavano così tanto che persino il lunedì e il venerdì avevano smesso di discutere tra loro.

Fu proprio quel grigiore a richiamare qualcuno. Nascosta dentro il cestino della pubblicità indesiderata viveva una Magikita che si faceva chiamare Valigiotto. Sì, Valigiotto. Era una folletta, minuta come una squadretta da scuola, con una giacca cucita usando vecchie etichette di bagagli aeroportuali e una sciarpa fatta di nastri colorati recuperati da pacchetti regalo dimenticati. Quando le emozioni degli umani diventavano troppo pesanti, lei le sentiva tintinnare come monetine in una tasca bucata.

Quella mattina percepì due cose: la malinconia tranquilla del pinguino e la stanchezza impolverata della signora Teresa. «Mmmm», disse, accarezzandosi il mento. Accanto a lei sbucò il suo Animagikito, una gazza lucida di nome Brillaccia. Brillaccia aveva una passione sfrenata per gli oggetti che non servivano più: bottoni spaiati, bulloni, campanelli rotti, tappi, cose così. La gazza inclinò la testa verso la valigia del pinguino. Valigiotto sorrise. Aveva appena avuto un'idea. Una di quelle idee che fanno un piccolo rumore dentro la testa. Flick!

Quella notte, quando la città dormiva e persino i semafori sembravano sbadigliare, la Magikita si mise al lavoro. Aprì la valigia vuota. Poi Brillaccia cominciò a volare, su e giù, su e giù, raccogliendo minuscoli oggetti dimenticati in tutto il quartiere: una molletta sola, una figurina sgualcita, un bottone a forma di stella, un biglietto mai spedito, un dado di un gioco incompleto, un pezzetto di specchio, un campanellino.

Ma invece di metterli dentro la valigia, Valigiotto li strofinò con una crema fatta di rugiada e carta di giornale. Pfff! Ogni oggetto si trasformò in un ricordo. Il bottone mostrava una bambina che rideva. Il campanellino, una bicicletta ricevuta a Natale. La figurina, una partita giocata sotto la pioggia. Il pezzetto di specchio, il sorriso di qualcuno che si sentiva bellissimo.

All'alba la valigia era ancora vuota, o almeno così sembrava. Quando il pinguino arrivò e l'aprì, una nuvoletta argentata gli sfuggì tra le zampe. Poi un'altra, poi un'altra ancora. Le nuvolette si librarono sopra la fermata. Dentro ognuna c'era un ricordo felice. La gente alzò finalmente lo sguardo.

«Ma quello sono io!» esclamò un uomo indicando una nuvola dove appariva il suo primo aquilone. «Guarda!» gridò una ragazza, vedendo il cane che aveva avuto da bambina. Persino Teresa lasciò il bancone. Una nuvola le passò davanti. Mostrava lei a vent'anni, seduta su una spiaggia, con una chitarra sulle ginocchia, a cantare. Teresa rimase immobile. Aveva completamente dimenticato quella ragazza.

Il pinguino, nel frattempo, osservava tutto con un'aria soddisfatta. Poi accadde la cosa più strana. Il bus arrivò davvero, ma non aveva un numero. Sul display c'era solo scritto «Destinazione: dove ti eri perso». Le porte si aprirono con un soffio. La gente rise. Qualcuno applaudì. Qualcuno raccontò una storia che non raccontava da anni.

Teresa tirò fuori dal magazzino una vecchia chitarra coperta di polvere e cominciò a suonare. Male, molto male, ma con una felicità contagiosa. E la fermata dell'autobus, che fino a quel momento era stata soltanto un posto dove aspettare, diventò per un'ora il luogo più vivo del quartiere.

Quando tutti si voltarono verso il pinguino per ringraziarlo, lui non c'era più. Nemmeno il bus, nemmeno la valigia. Solo una piccola etichetta di bagaglio rimasta sotto la panchina. Dietro il cestino delle pubblicità, Valigiotto e Brillaccia osservavano la scena. La gazza teneva nel becco un tappo luccicante appena trovato. «Missione compiuta?» sembrò chiedere con gli occhi. La Magikita sorrise. Poi infilò la sua minuscola valigia sotto il braccio e sparì tra le ombre del mattino.

Perché certe valigie sembrano vuote soltanto a chi non ha ancora ricordato cosa ci aveva messo dentro con il cuore.

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