La Befana in Italia e nel mondo (storia di una tradizione)

La Befana è italiana fino al midollo, ma ha viaggiato di più di quanto la gente pensa. Vive ufficialmente in Italia, certo, ma la sua immagine, il suo rito e la sua poesia hanno seguito gli italiani in ogni angolo del mondo dove si è emigrato negli ultimi due secoli. Esistono Befane a Buenos Aires, a New York, a Melbourne, a Montréal. Esistono adattamenti regionali italiani così diversi che sembrano quasi figure diverse. Esistono perfino tentativi falliti e tentativi riusciti di esportarla in famiglie non italiane che hanno trovato la tradizione irresistibile.

Mica una creatura statica, allora. La Befana è una tradizione vivente, in costante movimento, che cambia faccia e accenti a seconda di dove atterra la sua scopa. Oggi noi Magikitos ti raccontiamo questo viaggio, dalle Marche dove è nata fino a Brisbane dove qualcuno della comunità italiana l’ha portata, passando per le mille varianti dei venti italiani e i bizzarri parenti folkloristici che si trovano in altri paesi europei. Se vuoi rinfrescare il punto di partenza, fai un giro sul nostro articolo sulla storia della Befana.

Cos’è la Befana e perché è italiana?

La Befana è una figura del folclore italiano: una vecchina volante che la notte tra il 5 e il 6 gennaio, ovvero l’Epifania, sorvola i tetti d’Italia su una scopa di saggina, riempie le calze appese al camino con dolci e doni per i bambini buoni, e lascia carbone (oggi di zucchero) per quelli che hanno fatto i capricci. La sua italianità è geografica (è documentata da almeno mille anni sul territorio italiano), linguistica (il nome stesso deriva da Epifania attraverso il volgare medievale italiano), e culturale (si lega all’intero ciclo natalizio italiano e ai suoi rituali domestici). Mica una creatura generica che potrebbe essere altrove. La Befana è italiana nello stesso senso in cui il panettone è italiano: si può fare ovunque, ma il sapore vero è solo quello fatto in Italia.

Tuttavia, e questo è il bello, l’italianità della Befana non è chiusa. Lei stessa è il prodotto di un mescolamento secolare tra divinità femminili pagane romane (Diana, Ecate, Sàtia), figure del cristianesimo medievale, e tradizioni popolari contadine arrivate da nord. La Befana che conosciamo oggi è già una sintesi. E quindi può continuare a essere sintesi anche quando attraversa il mare e atterra a Brooklyn o a Sydney.

Come si festeggia la Befana nelle diverse regioni italiane?

Con sfumature notevoli, anche se il telaio è lo stesso. In Lazio (la regione storicamente più legata alla Befana), il rito è centrale: il 6 gennaio è giorno di festa pubblica a Roma, con la grande Festa della Befana a Piazza Navona, mercatini in piazza, e calze appese a quasi ogni camino. Nelle Marche, Urbania ospita dal 1997 la Festa Nazionale della Befana, evento annuale che attira decine di migliaia di visitatori e ha trasformato la cittadina in capitale italiana ufficiosa della tradizione. In Toscana, soprattutto a Firenze e nei dintorni del Chianti, la Befana è festeggiata con varianti gastronomiche specifiche (befani di pasta frolla, vin santo speciale di gennaio).

Nel sud Italia, l’accento cambia. A Napoli, la Befana incrocia tradizioni più antiche e si mescola spesso con la figura di Pulcinella nei racconti popolari. In Sicilia, in alcune zone, esistono varianti femminili plurali (le vecchine, al plurale, che arrivano insieme), riflesso forse di antichi culti femminili pre-cristiani. In Calabria, ci sono ancora villaggi dove si fa il falò della Befana il 5 sera, bruciando un fantoccio di paglia per simboleggiare il vecchio anno che se ne va. Ogni regione ha la sua versione, e ogni famiglia ha le sue micro-varianti.

Esiste la Befana fuori dall’Italia?

Sì, in due forme principali: nelle comunità italiane all’estero (Argentina, Stati Uniti, Australia, Canada, Brasile, Germania, Svizzera, Francia), dove la tradizione è stata trasportata dalle famiglie immigrate e mantenuta attraverso le generazioni, e in alcuni paesi europei vicini all’Italia (Svizzera italiana sopra tutto, ma anche piccole zone della Slovenia, della Croazia istriana, di Malta) dove la prossimità geografica ha fatto sì che la tradizione attraversasse i confini senza bisogno di emigrazione. La Befana è quindi una creatura italiana che ha avuto una vita internazionale modesta ma reale negli ultimi 150 anni.

Curiosità interessante: in alcune zone del Brasile, della Argentina e dell’Australia con forte presenza italiana, la Befana si è perfino integrata in tradizioni locali non italiane, diventando una figura riconosciuta nelle scuole multiculturali e nei programmi comunali invernali. La Befana è quindi non solo emigrata, ma in alcuni casi è stata adottata da culture non italiane che l’hanno trovata interessante.

Quali paesi celebrano figure simili alla Befana?

Diverse, anche se nessuna è identica. La più simile in Europa è la Baba Yaga slava (Russia, Bielorussia, Ucraina, Polonia), vecchina volante con poteri magici, anche se a differenza della Befana è molto più ambivalente moralmente (può essere benefica o malefica a seconda dei racconti). In Spagna esiste la Mariquita o la Vieja Belén in alcune zone, figura affine ma meno strutturata. In Germania centrale c’è la Frau Holle dei fratelli Grimm, vecchina celeste che decide il tempo e ricompensa o punisce i bambini secondo il loro comportamento. In Scandinavia, c’è la Lussekatten e la Lussi pre-cristiana, figura femminile invernale legata al solstizio. In Inghilterra non c’è una vera Befana, ma esistono alcune figure folkloriche femminili invernali minori, come la Cailleach scozzese o le Hags dei moors inglesi. La Befana è quindi un membro di una grande famiglia di figure femminili invernali del folclore europeo, anche se la sua versione italiana è probabilmente la più strutturata e la più viva oggi.

Come emigrarono le tradizioni befaniane?

Con le ondate migratorie italiane di fine 19° e inizio 20° secolo, che trasportarono in tutto il mondo non solo cucina, lingua e cattolicesimo, ma anche le piccole tradizioni domestiche, fra cui la Befana. La grande emigrazione italiana del 1880-1920 portò milioni di italiani in Argentina, Stati Uniti, Brasile, Australia, Canada. Ogni famiglia portava con sé le sue tradizioni, e fra queste la calza della Befana fu una delle più resilienti, perché legata alla cucina, ai bambini, ai dolci, alle pratiche domestiche minime che resistono alla migrazione. Decenni dopo, quando una seconda ondata migratoria del 1950-1970 portò italiani anche in Germania, Belgio, Svizzera e Francia, la Befana viaggiò di nuovo, questa volta con le famiglie che lavoravano nelle miniere o nelle fabbriche del nord Europa.

Il risultato è una geografia della Befana che riflette quasi perfettamente la mappa dell’emigrazione italiana mondiale. Buenos Aires, San Paolo, New York, Toronto, Melbourne, Bruxelles, Zurigo, Stoccarda: tutte città dove se cerchi attentamente, troverai famiglie italo-discendenti che il 6 gennaio appendono ancora la calza al camino, anche se la calza è ormai in plastica e il camino è una mensola della cucina. La Befana ha resistito a 150 anni di adattamento culturale.

Una piazza di villaggio italiano del 19° secolo la mattina del 6 gennaio, ciottoli spolverati di neve, una vecchia fontana al centro, edifici dal tetto in cotto, luci dorate alle finestre, un carretto in legno appoggiato a un muro, colombe sui tetti
Piazza di un villaggio italiano la mattina del 6 gennaio, prima che la giornata si svegli. Esattamente il tipo di luogo dove la tradizione ha messo radici secoli fa.

La Befana nelle comunità italiane all’estero

Vive ancora, anche se in forme adattate. Negli Stati Uniti, la Befana è celebrata principalmente nelle zone con forte presenza italo-americana: Little Italy a Manhattan (con eventi pubblici annuali a Mulberry Street), zone di Boston North End, parti di San Francisco e Chicago. La tradizione è spesso più visibile nelle scuole italiane all’estero (le Scuole d’Italia) che nelle famiglie individuali, dove tende a sopravvivere quando un genitore è di prima o seconda generazione. In Argentina (paese con la più alta percentuale di discendenza italiana del mondo, circa 25 milioni di argentini hanno origini italiane), la Befana è celebrata abbastanza diffusamente nei quartieri di La Boca e nelle famiglie tradizionali, anche se è spesso integrata con il Día de los Reyes Magos del 6 gennaio, che è la festa locale equivalente.

In Australia, le comunità italiane di Melbourne (Lygon Street, Carlton) e Sydney (Leichhardt) celebrano la Befana attivamente, con eventi pubblici annuali organizzati dai centri culturali italiani. In Germania e Svizzera, dove la comunità italiana è arrivata più recentemente (anni 1960-70), la Befana è ancora una pratica viva soprattutto nelle famiglie di prima e seconda generazione.

Perché la Befana piace tanto fuori d’Italia?

Per tre motivi che si rinforzano a vicenda. Primo, è una figura femminile anziana attiva e potente, una rarità nel folclore del 21° secolo, dove le tradizioni dominanti spesso minimizzano le donne anziane o le rendono solo figure secondarie. La Befana è invece protagonista del rito, agente principale, non semplice spettatrice. Questo la rende attraente per le famiglie moderne che vogliono offrire ai bambini figure femminili autorevoli nei loro racconti. Secondo, è una creatura giusta ma severa, che premia e ammonisce in proporzione, in un’epoca in cui molti riti natalizi sono diventati esclusivamente celebrativi senza dimensione morale. La Befana introduce una piccola riflessione etica nel mese di gennaio che molti genitori apprezzano. Terzo, è iconograficamente irresistibile: la scopa, il bonnet rotto, le scarpe storte, la calza piena. Una figura visiva forte e immediata che funziona attraverso le barriere linguistiche.

Mica un fenomeno superficiale, allora. La Befana piace fuori d’Italia perché risponde a bisogni culturali specifici delle famiglie del 21° secolo, ed è quindi un caso interessante di tradizione regionale che mantiene rilevanza anche quando esportata in contesti molto diversi dal suo originale.

Primo piano di una vecchia cartolina italiana con decori a inchiostro seppia, una piccola scopa di saggina appoggiata in un angolo, un fazzoletto bianco ricamato piegato, un candeliere in ottone con una candela mezza consumata, luce calda da una finestra
Una cartolina d’epoca dall’Italia, scritta forse a un parente emigrato. La Befana ha viaggiato anche su carta per più di un secolo.

Ci sono famiglie italo-americane che conservano cartoline befaniane di nonne e bisnonne mai più viste dopo l’emigrazione. Cartoline arrivate a Manhattan nel 1923, custodite per quattro generazioni, con auguri scritti in italiano antico e qualche parola in dialetto.

Queste cartoline sono uno dei modi più toccanti in cui la tradizione befaniana ha attraversato il mare. Non solo come rito, ma come piccolo oggetto materiale che lega la famiglia attraverso gli oceani e i decenni.

Dove vedere la Befana in azione il 6 gennaio?

In Italia, sei luoghi sono particolarmente noti per le loro celebrazioni befaniane. Primo, Urbania nelle Marche, che ospita la Festa Nazionale della Befana ogni anno dal 1997 (4-6 gennaio), un evento di tre giorni con sfilate, mercati, spettacoli, e centinaia di Befane in costume che attraversano la cittadina. Secondo, Roma Piazza Navona, con il suo famoso Mercatino della Befana che dura tutto dicembre e culmina la notte del 5 gennaio. Terzo, Venezia con la Regata delle Befane sul Canal Grande, evento spettacolare con barche pilotate da rematori vestiti da Befana. Quarto, Montereale Valcellina in Friuli, con il falò della Befana che brucia ogni 5 gennaio sera. Quinto, alcuni paesini delle Marche e dell’Umbria con eventi minori ma molto sentiti localmente. Sesto, le scuole materne ed elementari italiane praticamente ovunque, dove la mattina del 6 (o spesso il 7 visto che cade in vacanza) si organizzano festicciole con Befane viventi che entrano in classe a distribuire calze.

Fuori d’Italia, alcuni eventi notevoli: Mulberry Street a Little Italy a Manhattan (annual Befana Festival), Lygon Street Carlton a Melbourne (Carlton Italian Festa annuale), Toronto Italian Cultural Centre (eventi annuali), e in Svizzera italiana il Mendrisiotto e il Ticino italiano che celebrano la Befana con eventi pubblici locali. Una mappa minore ma reale.

La Befana non è solo italiana. È italiana di nascita e cittadina del mondo per emigrazione, custodita in cartoline secolari, calze appese in cucine di Brooklyn, e racconti tramandati di nonna in nipote attraverso gli oceani.

I Magikitos, dall’atelier di Taramundi

Si può esportare la tradizione della Befana in famiglie non italiane?

Sì, e di fatto succede sempre più spesso. Famiglie miste italo-internazionali (italo-tedesche, italo-francesi, italo-britanniche, italo-americane) mantengono la Befana come tradizione familiare anche quando il coniuge non è italiano, e in alcuni casi la tradizione viene trasmessa anche ai parenti non italiani, che la trovano semplicemente bella e iniziano a praticarla. Famiglie completamente non italiane possono adottare la tradizione con risultati ottimi, purché lo facciano con rispetto e con conoscenza minima del suo significato. Le condizioni che permettono un’adozione riuscita sono tre: una calza appesa in un luogo riconoscibile (camino, finestra, parete), una scelta consapevole dei contenuti tradizionali (dolci tradizionali italiani se possibile, mandarino, piccolo oggetto simbolico, pezzetto di carbone di zucchero), e un piccolo racconto della Befana ai bambini la sera del 5 gennaio, idealmente prima di andare a letto. Con questi tre elementi, la tradizione funziona anche in una famiglia non italiana.

Una guida pratica per chi vuole farlo: leggi il nostro articolo sulla storia e folclore della Befana per il contesto, poi quello sulla calza artigianale per gli oggetti, poi sulla simbologia del contenuto. Con questi tre pezzi in mano, qualsiasi famiglia può iniziare la propria tradizione befaniana.

La Befana del futuro: come evolverà la tradizione?

In tre direzioni che si stanno già delineando. Prima direzione: artigianalizzazione, ovvero il ritorno alle calze e agli oggetti fatti a mano, allontanandosi dai prodotti industriali del decennio 2000-2020 che avevano banalizzato la tradizione. Le famiglie italiane stanno tornando alle calze cucite a mano, ai dolci di pasticcerie locali, agli oggetti artigianali. Seconda direzione: digitalizzazione narrativa, ovvero la creazione di storie befaniane in podcast, libri illustrati moderni, animazioni cortometraggio, che danno alla tradizione una nuova vita mediatica. Terza direzione: internazionalizzazione consapevole, ovvero l’adozione esplicita della Befana da parte di famiglie non italiane in tutto il mondo, particolarmente in ambienti urbani con forte mescolamento culturale, dove i genitori cercano tradizioni minori autentiche da regalare ai loro figli.

Noi Magikitos, dalla nostra prospettiva di osservatori secolari delle tradizioni europee, siamo ottimisti. La Befana è una di quelle figure che non muore. Cambia, viaggia, si adatta, ma sopravvive sempre, perché risponde a bisogni psicologici profondi che il commercio puro non riesce a sostituire. Il 6 gennaio del 2050 ci saranno ancora calze appese, mandarini freschi nelle calze, carbone di zucchero per gli scherzosi, e una vecchina volante che attraversa qualche cielo del Mediterraneo nelle prime ore del mattino. Sicuri come la pasta al ragù.

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