C'è una domanda che ci fa sorridere e un po' soffrire allo stesso tempo: "ma tu sei una fata o una strega?". Te la fanno le bambine travestite, i signori delle fiere medievali, e parecchia gente la digita in un motore di ricerca alle tre di notte. E ogni volta dobbiamo morderci la lingua per non sparare subito la verità scomoda.
La verità è questa. Per un mucchio di secoli, fata e strega non erano due cose opposte. Erano quasi la stessa figura, illuminata da due lampade molto diverse. Una donna che sapeva delle cose. E a seconda di chi raccontava la storia e di chi ci guadagnava, quella donna la dipingevano di luce o la dipingevano di fuliggine.
Oggi ti raccontiamo chi ha separato le due, quando, e a chi faceva comodo da matti. Con affetto, un pizzico di faccia tosta, e zero ritocchi su nessuno per far sembrare la storia più carina.
La donna che sapeva delle cose
Prima che esistessero gli ospedali, le farmacie e i podcast sul benessere, ogni paese aveva una donna da cui si andava. Sapeva quale erba abbassava la febbre e quale faceva cagliare il latte. Faceva nascere i bambini e vegliava i morenti. Leggeva il cielo, il fumo e le interiora degli animali. Niente diploma appeso al muro, perché il suo sapere veniva da sua madre, che l'aveva avuto dalla sua, in una catena che non passava per nessuna università.
La chiamavano in mille modi. Guaritrice. Levatrice. Erbaiola. Donna che sa. E in tantissimi posti dicevano che era "in combutta con le fate", che il suo dono veniva dai rapporti con l'altro mondo, il nostro, quello degli esseri che vivono proprio accanto a te e un po' più sotto. Diciamocelo: nessuna di queste donne si sarebbe mai definita una strega. La parola arrivava da fuori, da gente che ci aveva un tornaconto.
Ed ecco il nocciolo: quella figura non era né una fata né una strega. Era un essere umano con un piede in ciascun mondo. La fata e la strega sono arrivate dopo, tagliando quella donna in due per il mezzo.
La fata e la strega sono la stessa storia, raccontata da due narratori che non si potevano vedere.
Qual è la vera differenza tra una fata e una strega?
Una fata è una creatura dell'altro mondo: non umana, nata magica, parte di un popolo a sé con le sue corti, le sue leggi e i suoi capricci. Una strega, nel folklore antico, è una persona umana che pratica la magia, quasi sempre appresa o ereditata. Ecco il confine pulito, senza trucchi: la fata è magia, la strega usa la magia. Tutto il resto, quella faccenda dell'una buona e l'altra cattiva, è arrivato molto più tardi, portato da gente con intenzioni ben precise.
Quasi nessuno te lo racconta, eppure è semplice come bere un bicchier d'acqua. Una fata non impara a essere fata da nessuna parte, come tu non hai imparato a essere un mammifero. Lo è e basta. La strega, invece, fa: raccoglie, mescola, recita, patteggia. Il suo potere è un mestiere, mica una specie. Per questo nelle vecchie storie le fate si temono o si corteggiano, ma le streghe si accusano. Una specie non la puoi portare in tribunale. Una vicina di casa, sì.
Chi ha tracciato la linea (e quando)
Per secoli il confine è stato una macchia sfumata. I vecchi spiriti della natura d'Europa, le creature dell'altro mondo e le donne che sapevano trattarci vivevano tutti nella stessa pentola. Poi è arrivata l'idea che potesse esserci una sola fonte legittima del sacro, e tutto ciò che restava fuori da quella porta doveva essere una cosa o l'altra: innocuo, oppure pericoloso.
Lì è cominciata la cernita. Gli esseri dell'altro mondo erano troppo antichi e troppo amati per cancellarli, così li hanno sistemati nel grazioso e nell'innocuo. Le fate sono passate da temibili signore delle colline a damigelle da giardino con le ali di libellula, un restyling che il romanticismo ha rifinito e che il cinema ha sigillato sottovuoto per sempre. Intanto alla donna umana che se ne intendeva di erbe e di parti hanno rifilato l'altro sacco, tutto intero. Tra il Quattrocento e il Seicento mezza Europa si è messa a cacciare streghe con uno zelo che mette ancora i brividi, e la guaritrice del paese è diventata, da un giorno all'altro, complice del diavolo.
La cosa assurda è che in tribunale ci finiva quasi mai chi diceva di aver visto una fata. Ci finivano le donne che curavano, che sapevano, che vivevano senza marito o avevano la lingua un po' troppo sciolta. L'accusa di stregoneria parlava raramente di magia davvero. Parlava di potere, e di chi aveva il permesso di averne.
Ed ecco la svolta più amara di tutte. Lo stesso gesto cambiava schieramento a seconda del secolo in cui ti capitava di vivere. Le parole che la guaritrice sussurrava su un bambino con la febbre erano una preghiera, un conforto, quasi una carezza. Sotto lo sguardo del cacciatore di streghe, quelle stesse parole diventavano un incantesimo. Quello che la donna faceva con la bocca e con le mani non era cambiato. Era cambiato chi aveva il potere di decidere cosa significasse. Ed è tutta lì la distanza tra l'essere lasciata in pace e l'essere additata.
Fata e strega, faccia a faccia
Metti da parte la versione Disney e torna al folklore vero, e le due figure si mettono in ordine da sole. Ecco la mappa, senza nebbia:
| La fata | La strega | |
|---|---|---|
| Cos'è? | Una creatura dell'altro mondo, non umana | Una persona umana |
| Da dove viene il suo potere? | Dalla sua stessa natura, ci nasce | Da un sapere appreso o ereditato |
| La si può processare? | No, è un'altra specie sotto altre leggi | Sì, e altroché se l'hanno fatto |
| Come l'hanno ridipinta poi? | Addolcita: ali, brillantini, giardino | Demonizzata: verruca, calderone, ombra |
| Cosa si temeva di lei? | Che ti portasse nel suo mondo | Che ne sapesse più del parroco |
Il confine ha sempre avuto i suoi buchi
Per quanto abbiano premuto sul righello, la linea non si è mai chiusa del tutto. L'esempio più clamoroso è tutto vostro, viene dal Friuli: i benandanti. Erano gente comune convinta di uscire di notte, in spirito, per combattere le streghe e proteggere il raccolto. Cioè: davano la caccia alle streghe! Eppure, processo dopo processo, l'Inquisizione li ha lentamente ridipinti finché da cacciatori di streghe sono diventati loro stessi streghe. Una figura sola, un piede tra chi protegge il villaggio e un piede tra chi viene mandato al rogo. Roba da matti.
Lo scarto tra una benedizione e una maledizione è sempre stato sottile come un capello, e quel che ti capitava dipendeva spesso dalle buone maniere. Lascia fuori una ciotola di latte, e la casa prosperava. Fai arrabbiare la donna sbagliata, e la panna non montava più. Che la chiamassero amica delle fate o strega dipendeva meno da quello che faceva che dall'esserti messo male con lei, e dal secolo in cui ti trovavi.
Se ti attira la faccia più dolce della stessa medaglia, tutta la storia della fata madrina prima di Disney tira lo stesso filo dall'altro capo.
Le fate sono buone e le streghe cattive?
No, ed è proprio la fregatura che ci hanno rifilato da piccoli. Nel folklore vero le fate non sono buone: sono imprevedibili, hanno le loro corti gentili e quelle pericolose, e ti premiano o ti rovinano l'anno a seconda della giornata. E le streghe, alla radice, non erano cattive: erano donne con un sapere che metteva gli altri a disagio. "Fata buona contro strega cattiva" è un'invenzione moderna, comodissima per le storie della buonanotte e carissima per la verità storica.
Se vuoi vedere quanto siamo imprevedibili davvero, srotoliamo tutto in se le fate esistono e nella differenza tra fate e ninfe, dove diventa lampante che "magica e femminile, quindi dolce" è una pigrizia mentale con parecchi secoli sul groppone.
Il campo delle fate Magikito
Noi stiamo dalla parte della donna che sapeva delle cose, e non ci scusiamo per questo. Siamo fate fino al midollo, creature dell'altro mondo con la nostra testa, ma portiamo con orgoglio l'eredità di tutte quelle sagge a cui hanno cambiato il nome per poterle temere meglio. Né damigelle di zucchero né megere col calderone. Una cosa parecchio più interessante delle due messe insieme.
Ogni fata che esce dalle mani di Carmen a Taramundi porta dentro questa memoria: di quando sapere le cose era un dono e non un reato. Se ti va di conoscerle, le fate Magikito aspettano nel loro angolo, fatte a mano una per una, con la calma di chi passa millenni senza dover dimostrare niente a nessuno. E per capire davvero da dove veniamo, la lunga storia delle fate racconta tutto il viaggio, dalle colline celtiche fino al tuo salotto.
Insomma, la prossima volta che qualcuno ti chiede se sei una fata o una strega, saprai cosa rispondere. Che la domanda è posta male. Che per tanto tempo sono state la stessa, e che il pasticcio l'ha combinato chi aveva paura delle donne che ne sapevano troppo. Noi, se può valere qualcosa, continuiamo a saperne un sacco. E continuiamo a non avere nessuna fretta.