Creature delle Asturie: che vicinato!

È sparito un calzino, in soffitta si sente un rumore e il telecomando salta fuori sotto un cuscino che avevi già sollevato. Dare la colpa al Trasgu ha un vantaggio: non devi ammettere che è da dieci minuti che cerchi da cani.

Entriamo nel folclore delle Asturie con questo sorriso, ma guardiamo bene chi ci viene incontro. C'è chi aiuta, chi mette paura e chi cambia parecchio da un racconto all'altro. Qui non abbiamo una comitiva di folletti uguali con il cappello diverso.

A farci da guida è Del folklore asturiano: mitos, supersticiones, costumbres di Aurelio de Llano, pubblicato nel 1922. Raccoglie storie legate a luoghi precisi. È una raccolta storica, con le interpretazioni del suo autore, mica l'anagrafe degli abitanti soprannaturali della regione.

Il Trasgu viene con te anche quando traslochi

Nelle pagine di Llano, il Trasgu è una creatura piccola, con casacca e berretto rossi, che entra di notte e sbriga le faccende domestiche. Può anche mettere sottosopra la casa. Il tipo di coinquilino che ti sistema la cucina e poi fa un baccano tale che nessuno riesce a dormire.

Uno dei suoi numeri migliori arriva quando una famiglia decide di traslocare per liberarsene. Lui si presenta nella casa nuova portando un oggetto che la famiglia aveva dimenticato. Viene anche lui, capito? Tu a organizzare carri e mobili, lui tutto contento di aver trovato una sistemazione migliore.

Per mandarlo via, nei racconti gli affidano compiti impossibili. I semi di lino che deve raccogliere gli sfuggono da un buco nel palmo della mano sinistra. Gli chiedono anche di portare dell'acqua in un cesto. Il cesto perde acqua, la mano perde semi. Non promette bene.

In queste versioni, il Trasgu se ne va per la vergogna di non esserci riuscito. Ogni racconto ha il suo finale. Nelle storie degli spiriti domestici europei trovi altri vicini piuttosto impegnativi, ciascuno con le proprie abitudini e una certa voglia di fare casino.

Le xanas hanno ben altro da fare che pettinarsi

Llano colloca le xanas presso sorgenti e grotte. Nei suoi racconti compaiono capelli lunghi, tesori, filatura e oggetti d'oro. Ma queste creature hanno anche qualcosa da dire. Molto più interessante che lasciarle in posa accanto all'acqua per tutto il pomeriggio.

In una storia di Cardo, nel comune di Gozón, una donna vede un rosario spuntare da una sorgente e pensa di portarlo alla figlia. Esce una xana e le chiede come farà a pregare se lei si prende il rosario. La donna lo lascia lì e se ne va tutta vergognosa. Che figura. Ti fermi a riposare e finisci per beccarti una ramanzina perché allunghi le mani sulle cose degli altri.

In un altro racconto, una sarta aiuta una xana a partorire e riceve in cambio un paio di forbici d'oro. C'è riconoscenza, e il regalo è pensato proprio per chi lo riceve. Delle forbici così non le butti nel primo cassetto che capita.

Il Nuberu sa ricambiare un favore

In queste storie, il Nuberu comanda i temporali. Già questo basta a incutere un certo rispetto. Figurati litigare con uno che, quando sbatte la porta, può portarsi via anche il bel tempo.

Nel racconto di Juan Cabrito raccolto da Llano, il Nuberu rimane a terra perché gli scappano le nuvole. Cerca un posto dove passare la notte. Un contadino ricco lo respinge, uno povero lo accoglie. Poi arrivano le conseguenze: i campi del primo subiscono la sua collera, quelli del secondo ricevono le sue cure.

Più avanti, il contadino che lo aveva ospitato finisce in Egitto e lo incontra di nuovo. Il Nuberu lo fa tornare a casa in groppa a un caprone capace di volare. L'ospitalità di quella sera viene ricambiata. Spiegare a qualcuno come passare a prenderlo all'aeroporto sarebbe stata un'impresa.

Il Cuélebre e il conto del fornaio

Il Cuélebre compare come un serpente alato che custodisce tesori ed esseri sotto incantesimo. Llano raccoglie storie legate a grotte e altri luoghi delle Asturie. Immagina un guardiano davanti al quale non provi a sgattaiolare dicendo: «Scusa, devo solo prendere una cosa».

Nel racconto di Brañaseca, a Cudillero, gli abitanti gli danno pane di mais e di segale perché non mangi il bestiame. Un accordo delicato: tu continui a impastare e lui promette di non mangiarsi le tue mucche. Alla fine lo ingannano con una pietra rovente e il Cuélebre muore. Anche le storie di mostri possono finire male.

Con un cliente del genere alle porte del paese, ordinare un'altra pagnotta diventa quasi una questione di sicurezza pubblica.

Con la Güestia ti passa la voglia di fare lo spiritoso

La Güestia, chiamata anche Guestia, ci porta sui sentieri notturni, dove passano processioni di anime. Nei racconti di Llano c'è chi le vede e chi no. Basta questo dettaglio: stai chiacchierando tranquillo e la persona accanto a te si fa da parte per lasciar passare qualcosa che tu non vedi.

In una storia di Santo Adriano de Riosa, un uomo porge la spalla al proprio servo perché vi appoggi il mento. Quando lo fa, il servo vede la processione. Ecco, adesso prova a liquidare tutto con un «sarà stata una tua impressione».

Il libro parla anche di un cerchio tracciato per terra come rifugio dalla processione. Fa parte di quelle credenze. Non significa che tutte le processioni spettrali del folclore europeo siano la stessa storia con lo stesso regolamento.

Busgosu e Sumiciu: si discute anche sulle leggende

Su questi due vale la pena fermarsi. Llano cita le corna e le zampe caprine del Busgosu, ma contesta la tradizione orale asturiana che altri autori gli attribuivano. Scrive di non aver trovato quei racconti fra le persone interpellate. È la sua valutazione, pubblicata nel 1922.

Quanto al Sumiciu, riporta un'espressione usata quando sparisce qualcosa che si era appena visto. Per lui era un modo di dire, non un personaggio con un insieme di racconti propri. Siamo dalle parti di «ma se l'avevo lasciato qui», più che di una guida del bosco che ti fa perdere apposta.

Oggi entrambi compaiono fra le sculture in legno del Camín Encantáu ad Ardisana, Llanes. Le storie viaggiano anche attraverso libri, statue e nuove versioni.

A me questa discussione piace. Chi ha raccontato cosa? Dove l'hanno raccolto? E come l'hanno raccontato dopo? C'è da chiacchierare per un bel po', senza dover inventare un'unica origine per tutti.

Il posto dei Magikitos in queste storie

I Magikitos hanno una storia inventata tutta loro: nascono quando qualcuno fa la cacca nel bosco con allegria. Le statuine in porcellana fredda li rappresentano. Ci piace condividere uno scaffale immaginario con queste storie asturiane, lasciando a ciascun personaggio il suo nome e il suo racconto.

Dopo averli conosciuti, un rumore in soffitta può farti pensare al Trasgu e un nuvolone al Nuberu. Puoi goderti quella compagnia immaginaria e intanto sistemare l'asse allentata o ritirare i panni prima che piova. Il folclore ti dà qualcosa di cui parlare. Al bucato devi pensarci ancora tu.

Queste creature sono uguali in tutte le versioni?

No. Aspetto ed episodi cambiano a seconda del luogo, di chi racconta e della raccolta. Per questo abbiamo indicato quali testimonianze stiamo seguendo.

Magikito è un altro nome del Trasgu?

No. Il Trasgu appartiene alle tradizioni asturiane, mentre i Magikitos sono personaggi della nostra fantasia. Possono avere la stessa passione per gli scherzi senza essere lo stesso personaggio.

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