Voci della strada
"Fatto è un aggettivo che descrive chi in quel momento sta vivendo, diciamo, una realtà un po' alternativa, i cui sensi sono un po' alterati da varie sostanze, ed è un tutt'uno col divano, col muro o con qualsiasi superficie morbida disposta ad accoglierlo. Quindi, per esempio, si può dire, ma quello è completamente fatto, sta fissando il muro da mezz'ora senza sbattere le ciglia, cioè è proprio in un'altra dimensione."
Cosa significa
Fatto si dice di chi viaggia su un binario tutto suo, lontano dalla cronaca terrestre, dopo una canna ben girata, una pasticca incauta o anche solo dopo dodici ore filate di Netflix coi snack stesi sul divano. Lo sguardo è altrove, le risposte arrivano in ritardo di due secondi, e tutto quel che dici lo trova straordinariamente profondo, anche quando hai semplicemente chiesto di passare il sale. Stato umano in formato vacanza, riconoscibile a tre metri.
Esempi d'uso
"È completamente fatto, sta fissando il muro da mezz’ora senza sbattere le ciglia."
"Il cugino è arrivato al pranzo della cresima totalmente fatto, ha riso per dieci minuti del segnaposto a forma di colomba e ha chiesto tre volte se i grissini erano commestibili o solo decorativi."
"A mezzanotte sul divano del cugino c’erano cinque amici fatti come bocce, uno cercava il telecomando dentro il cuscino del divano, un altro spiegava la teoria del big bang al gatto, e tutti pensavano fosse un capolavoro filosofico in diretta."
Da dove viene
Il significato gergale di fatto come alterato dalla droga compare nell’italiano colloquiale degli anni sessanta, parallelo all’inglese stoned. Il participio passato del verbo fare ha la stessa polisemia in entrambe le lingue, dove qualcuno fatto è uno completato, terminato, raggiunto: l’immagine è di chi è arrivato al limite del proprio stato di coscienza ordinario. Il termine si è diffuso prima nelle riviste underground del Sessantotto e poi nel parlato giovanile di tutta Italia.
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