Cosa significa
Modo ironico per dire che qualcuno sta parlando e discutendo all’infinito senza concludere niente, come in una seduta parlamentare piena di interventi e poca sostanza. Si usa spesso per tagliare corto in compagnia o in famiglia: basta discorsi, serve una decisione. Funziona anche come rimprovero bonario a chi fa il politico di turno.
Esempi d'uso
"Raga, smettiamola di fare il parlamento: pizza o sushi? Ogni volta cinquanta minuti di chiacchiere e poi ordiniamo alle undici e mezza, dai."
"Smettiamola di fare il parlamento sulla destinazione delle vacanze, sono già le undici di sera, decidiamo a sorte tra le tre opzioni rimaste e prenotiamo prima che si esauriscano i posti sul traghetto."
"Alla cena della cresima si è fatto il parlamento per due ore intere sul nome da dare al nuovo cane di mia sorella, e alla fine la nonna ha pronunciato Bruno con una autorità che ha chiuso ogni discussione."
Da dove viene
Fare il parlamento entra nel parlato italiano del primo Novecento, quando le sedute interminabili di Montecitorio diventarono argomento ricorrente delle cronache giornalistiche. L’espressione cristallizza il malumore popolare verso la classe politica che dibatte all’infinito senza concludere, e si è infiltrata nel linguaggio domestico per descrivere qualsiasi riunione famigliare o di condominio che si trascini in discussioni eterne senza arrivare al voto. La carica satirica del modo di dire resiste integra dopo un secolo di parlamentarismo.
Altri modi di dirlo
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