Catania vive all'ombra dell'Etna e non le importa. I catanesi sono vulcanici quanto il loro vulcano: rumorosi, passionali e pronti a offrirti un'arancina appena ti vedono. Via Etnea è il palcoscenico, il mercato del pesce l'opera.
"Mi stavo veramente ricreando, a ricrearsi significa finalmente in un momento magari di stanchezza eccetera, oppure fare qualcosa che finalmente proprio ci rimette al mondo. Ho mangiato un bello cannolo, mi ricreai tutto, mi sono ripreso tutto perché era veramente buono"
Sapiri
In catanese è il nostro modo di dire sapere, ma spesso si usa pure per quello che “sa tutto”, che conosce persone, fatti e retroscena prima ancora che succedano. Tipo l’amico che ti parla come un telegiornale del quartiere, con gli aggiornamenti in tempo reale. Utile, sì, ma a volte pure un filino inquietante.
Arricampato
A Catania si dice quando, dopo giri infiniti, ritardi e sbattimenti vari, riesci finalmente ad arrivare a destinazione, spesso a casa, intero e mezzo distrutto. È quel sollievo da sopravvissuto, tipo missione compiuta. Non è solo “sono arrivato”, è “ci sono riuscito per miracolo”, e ci sta pure un po’ di orgoglio.
Sicuro come una cassata al sole
Si dice quando una cosa è tutt’altro che sicura: promessa fragile, piano improvvisato, roba che sta in piedi per miracolo. L’immagine è perfetta: una cassata sotto il sole siciliano fa due minuti e diventa crema in fuga. Quindi sì, “sicuro” solo di nome. Ironico, catastrofico, cataniota al punto giusto.
Smanettare
Quando cerchi di aggiustare o migliorare qualcosa con le tue mani, anche se non sei proprio un esperto. Tipo quando provi a riparare lo scooter del cugino col cacciavite e la speranza.
Arricriarsi
Prendersi una pausa e godersi il momento, magari con un bel caffè o una granita. È come dire 'rilassati e prenditela comoda' alla palermitana.