Voci della strada
"«Morto un papa se ne fan'altro» vuol dire che nessuno è indispensabile. Frase tipo «Se n'è andato via dal lavoro tutti parevano disperati, ma dopo due giorni era già tutto normale. Morto un papa se ne fan'altro»."
"Morto un Papa se ne fa un altro, è il classico modo di dire che viene da Roma che oramai si è esteso in tutto il territorio italiano, quando si vuole dire che nessuno è indispensabile. Tutti siamo utili, nessuno è indispensabile, quindi morto un Papa se ne va un altro. Quindi anche una figura così importante come il Papa può essere così facilmente sostituita, figura di quello per cui ti sei preso una cotta, su!"
Cosa significa
Si usa per dire che nessuno è insostituibile. Finisce un’epoca, salta un capo, si chiude una storia, e la vita va avanti lo stesso, con un altro ruolo, un altro nome, un altro giro. È un modo un po’ cinico ma utilissimo per non fare drammi cosmici e non mettere nessuno su un piedistallo.
Esempi d'uso
"Se il capo s’è dimesso non è la fine del mondo: morto un Papa se ne fa un altro, e domani c’avemo già la riunione."
"Quando il direttore generale ha annunciato le dimissioni a fine novembre, in azienda l’hanno presa con filosofia, morto un Papa se ne fa un altro, e già a metà gennaio era arrivato un dirigente nuovo dall’ufficio di Milano con le stesse pretese del precedente."
"Mio cugino è stato lasciato dalla fidanzata storica dopo otto anni di relazione, e alla cena del compleanno della nonna ha pronunciato con il bicchiere alzato la frase morto un Papa se ne fa un altro, mentre tutti lo guardavano sospesi fra l’incoraggiamento e la preoccupazione fraterna."
Da dove viene
Il proverbio attinge alla storia istituzionale della Chiesa cattolica romana, che ha celebrato senza interruzione duecentosessantasei conclavi dalla fondazione del primato petrino, sostituendo sempre il pontefice defunto con il successore eletto dal collegio cardinalizio nei novendiali. La formula popolare cristallizza il fatalismo del fedele medioevale e moderno davanti alla mortalità del papa, ricordando che nemmeno il vicario di Cristo è eterno e che la macchina ecclesiastica continua a funzionare oltre l’individuo. Il proverbio appare già nelle raccolte di sentenze toscane del Quattrocento e si è diffuso in tutto l’italiano popolare.
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