Cosa significa
Espressione vulgare romanesca che condensa l'espressione completa "sti grandi cazzi" in una parola unica, usata per esprimere il disinteresse totale di fronte a una storia che non interessa, una notizia che non emoziona o una lamentela che non muove a pietà. Si dice di getto al bar di Trastevere o al banco del bar di Testaccio per chiudere la conversazione del collega palloso che racconta i dettagli della vacanza in Maremma con un tono troppo enfatico per il caldo del pomeriggio.
Esempi d'uso
""Me stai a raccontà tutta 'sta storia sui gattini? E io, stigrancazzi!""
"Mi stai a raccontà da venti minuti la tua storia coi gatti randagi del quartiere Pigneto e con la veterinaria del Tuscolano, stigrancazzi, fammi finire er caffè in pace, devo annà a lavorà a Termini alle nove e mezzo del mattino di lunedì sano."
"Il collega de Centocelle è entrato in ufficio gridando della prodezza der figlio in piscina al sabato pomeriggio, stigrancazzi, nessuno gli ha risposto, la segretaria der piano de sopra ha alzato un sopracciglio sopra er computer, e la riunione delle dieci è cominciata col solito ritardo."
Da dove viene
Forma sincopata romanesca di "'sti gran cazzi" (questi grandi cazzi), espressione vulgare attestata nella commedia romana del primo Novecento e cristallizzata nel parlato popolare di Roma come sostantivo invariabile per indicare il disinteresse provocatorio. La grafia stigrancazzi univerbata si è diffusa negli anni Settanta attraverso il cinema di Sordi e Verdone, e oggi resta uno dei marcatori più riconoscibili del romanesco contemporaneo nel parlato giovanile dei Parioli e di San Lorenzo.
Altri modi di dirlo
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