Voci della strada
"Aime do è una sorta di lamento da usare quando ti tocca fare qualcosa di molto noioso, fastidioso e sai che non hai scampo, ce lo devi fare per forza. Quindi è un gioco di parole tra aime e devo, che suona come un po' arrendevole, cioè ci si piange addosso, ma comunque col sorriso. Quindi si potrebbe dire, stamattina devo andare in posta a litigare con i moduli, poi pure in palestra, avevo detto di sì ieri, sono proprio un genio."
Cosa significa
È un lamento ironico da usare quando ti tocca fare qualcosa di noioso o fastidioso e non hai scampo. Gioco di parole tra ahimè e devo, suona come una resa teatrale: ti piangi addosso ma col sorriso. Perfetto per commentare pulizie, burocrazia, visite dal dentista o qualsiasi impegno preso con troppa leggerezza.
Esempi d'uso
"Stamattina ahimèdo devo andare in posta a litigare coi moduli, poi pure palestra. Avevo detto sì ieri, che genio proprio, mamma mia."
"Mamma mia, ahimèdo, pure oggi dobbiamo sorbirci lo zio Peppe e i suoi racconti della mucca col naso grosso!"
"Dopo quattro spritz, ahimèdo mi sono impegnato a portare la banda di amici in montagna per il weekend col berrettino da Babbo Natale. Mo sì che ho fatto l'en plein!"
"Oggi devo affrontare la dura legge del caffè rastrello: ahimèdo, mi tocca resistere alla Caffarel senza riempirmi di nutellini!"
"Ahimedo, e di nuovo lunedi e la sveglia suona prestissimo."
"Ahimedo, tocca rifare la coda alle poste per quel benedetto bollettino."
Da dove viene
Nasce da un gioco di parole tra ahime e devo: il lamento ahime si fonde col dovere di fare qualcosa, e suona come una resa teatrale. Ti piangi addosso ma col sorriso, perfetto per burocrazia, pulizie o visite dal dentista.
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