Montagna e mare a due passi, con arrosticini che valgono il viaggio. L'abruzzese dice "mo'" per tutto: adesso, dopo, chissà. Qui convivono pastori testardi e surfisti della domenica. Il Gran Sasso guarda tutti dall'alto e ricorda che la natura comanda.
"Scapoccià significa impazzire, perdere la testa, perché capoccia vuol dire testa. Ad esempio, in questo periodo sto scapocciando dal lavoro, traffico e gente che mi rompe tutto il giorno. Ho la testa che mi fuma davvero."
Sfatato
Quando ti senti scarico senza batteria, fiacco come una candela spenta e ogni movimento ti costa la fatica di scalare una montagna, sei ufficialmente sfatato. Puoi esserlo dopo una giornata torrida d'agosto o dopo una tirata al lavoro che ti ha succhiato via l'energia. Spesso lo tiri fuori quando ti crolla il mondo addosso e non vuoi sentire parlare di alzarti dal divano. È quella stanchezza profonda che grida vendetta e ti fa desiderare solo il silenzio e un ventilatore puntato in faccia.
Sammuscio
Una persona che pare uscita da un armadio dopo averci dormito dentro in un pomeriggio di afa. Sammuscio è uno che se ne va in giro tutto stropicciato, con l’aria di chi s’è appena svegliato da un pisolino sulla moquette sbagliata. Non è solo sciatto, è proprio un inno alla pigrizia vestita di grinze e capelli a caso.
Mena e ppecora
In Abruzzo, essere 'mena e ppecora' è come portarsi dietro il caos con la grazia di un pastore che inciampa sulle sue stesse pecore: goffo, impacciato, sempre un passo indietro rispetto alla mandria. Lo dici a chi fa casino mentre cammina o combina solo disastri senza volerlo.
Rifregare
Quando qualcuno ti sta a rifregà, ti sta montando un cinema intero solo per vederti abboccare come un pesce lesso. È quella presa per i fondelli amichevole, ma con un retrogusto di sfottò che se insisti ti becchi il ceffone verbale. Tipo quando ti dicono che la pizza è gratis e poi scopri che era la cipolla in agrodolce del nonno.
Scapoccià
Scapoccià vuol dire sbottare, andare in tilt e perdere la pazienza perché c’è troppo bordello in testa o intorno. Lo dici quando ti si accumulano rumore, stress, gente che parla sopra e storture varie, e senti che stai per esplodere. Non è diventare matto sul serio, è uno scatto di nervi, spesso all’improvviso.