Voci della strada
"Ammazza, che indica stupore o meraviglia, ma può essere sia in modo negativo che positivo, tipo, ammazza quanto piove, ammazza che bella macchina che ti sei fatto."
"Ammazza è una parola che viene dal gergo romano, ma che ultimamente si sta utilizzando in quasi tutta Italia, che esprime stupore, esprime una sorta di emozione inaspettata, può essere sia in positivo che in negativo. Per esempio, ma lo sai che Franco si è giocato 10.000 euro al Super Ennalotto? Ammazza della serie può essere cavolo 10.000 euro oppure cavolo se Franco è stupido."
Cosa significa
Interiezione romana che ormai si sente pure fuori dal raccordo: serve per dire cavolo, ma davvero?, quando ti arriva addosso una notizia grossa. Cambia tutto col tono: può essere ammirazione pura o giudizio bello secco. È una parola breve ma fa scena, tipo una frenata con le ciabatte.
Esempi d'uso
"Ammazza, Franco s’è giocato diecimila euro così, de botto? O è coraggioso o è proprio un genio al contrario, regà."
"Ammazza, hai visto la nuova casa del cugino sul Lungotevere all’altezza di Castel Sant’Angelo, terrazzo del settimo piano con vista panoramica della cupola di San Pietro, terrazzo coperto per le cene dell’estate, e il prezzo della vendita è stato circa due volte il preventivo del notaio della pratica del divorzio."
"Ammazza, il portiere della Roma ha parato il rigore nel novantaduesimo minuto della partita allo stadio Olimpico contro la Juventus della sera del derby di campionato, ha bloccato la palla sotto la traversa, e l’intera curva sud del tifo romanista ha lanciato i seggiolini di plastica in aria della vittoria del trionfo finale."
Da dove viene
Ammazza è interiezione del dialetto romanesco, formata dal verbo ammazzare con valore esclamativo intensivo, attestata nel parlato della Capitale italiana fin dal Cinquecento nella forma raddoppiata ammazza ammazza. La radice del verbo ammazzare deriva dal latino tardo admattiare, colpire con la mazza, strumento dei contadini del Lazio rurale. Il valore esclamativo nasce dalla iperbole popolare del colpo violento utilizzato come metafora dello stupore improvviso. I sonetti di Giuseppe Gioachino Belli del primo Ottocento e le commedie cinematografiche di Alberto Sordi degli anni sessanta hanno popolarizzato il termine al di fuori dei confini geografici del Lazio fino a renderlo modo di dire nazionale.
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