Voci della strada
Cosa significa
Si dice quando il caldo, soprattutto quello umido e appiccicoso, è così feroce da dare proprio un senso di soffocamento. Non è il semplice fa caldo, è il livello in cui in città l’aria pare una minestra e ti viene voglia di sdraiarti all’ombra senza parlare con nessuno. Corta, vividissima, da piena estate toscana.
Esempi d'uso
"Oggi in centro un si ragiona, c’è un caldo umido che ti s’incolla addosso e tra sole e cemento, deh, ne s’affoga davvero"
"Ieri alle due, fermo al semaforo, col sole a palla e zero ventilazione, giuro ne s'affogava di brutto, m'è venuta voglia di scendere e buttarmi in Arno."
"In discoteca l'aria condizionata rotta e duemila corpi bollenti, dopo dieci minuti ne s'affogava pure chi stava fermo al bancone."
Da dove viene
Viene dal verbo 'affogare' con uso impersonale e riflessivo, diffusissimo in Toscana per descrivere la sensazione di non respirare nel caldo umido. Già nel vernacolo toscano dell'Ottocento si trovano forme simili per il caldo soffocante, e oggi è di casa in estate quando l'umidità ti schiaccia e cerchi un filo d'aria come un naufrago in mezzo al cemento.
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