Cosa significa
In genovese puro, 'a taggiâ 'na féuggia' è quel gesto di tagliare una foglia, ma detto così assume un sapore magikito: è quando fai una cosa in apparenza piccola e veloce, ma dentro ci metti l'anima. Un attimo rubato al caos per dedicarti a un dettaglio che profuma di cura e di poesia fatta a mano, come sforbiciare un basilico sul balcone mentre il mondo urla.
Esempi d'uso
"Prima di scappare, vado a taggiâ 'na féuggia de menta per il tè"
"Non ti preoccupare, è solo un attimo: passo, taggio 'na féuggia e sono da te"
"C'ha sempre un minuto per a taggiâ 'na féuggia, anche quando sembra che il mondo crolli"
Da dove viene
Viene dal dialetto genovese, dove 'taggiâ' significa tagliare e 'féuggia' è la foglia. L'espressione nasce nei vicoli della Superba, dove anche l'orto è in un vaso e ogni gesto quotidiano diventa un rito. L'articolo 'a' (la) trasforma l'azione in un'immagine viva, quasi un quadro impressionista: non una foglia qualsiasi, ma quella foglia, la tua, che stacchi con affetto dalla pianta per sentirla più vicina.
Altri modi di dirlo
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