Cosa significa
È il modo napoletano per dire stai bene, vacci piano, non ti preoccupare. Mica un semplice arrivederci, no: è un abbraccio di voce, un mandar via qualcuno con un carico di affetto che gli lucida l'anima. Può essere un saluto, un invito alla calma, o un'esortazione a godersi la vita con filosofia da vicolo e mandolino interiore.
Esempi d'uso
"Michele, appena sceso dal treno, abbraccia zia Rosa che gli sussurra: statte buono, guagliò, e non fare il pazzo."
"Sul lungomare, due amici si separano dopo una serata di chiacchiere: statte buono, ci vediamo quando il mare si mangia la luna."
"La nonna dal balcone grida al nipote in motorino: statte buono e non correre, che il tempo lo fai andando piano."
Da dove viene
Viene dal napoletano parlato, dove 'statte' è l'imperativo alla seconda persona singolare del verbo stare, e 'buono' conserva il senso di stare bene, in salute e in pace con se stessi. Non è nata da un evento storico preciso, ma è figlia della saggezza popolare che da secoli usa lo stare buono come scudo anti guai. Da sempre risuona nei quartieri, tra le bancarelle e i balconi, fino a diventare colonna sonora della città.
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