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Ciacole

Termine friulano per indicare le 'chiacchiere', spesso usato per descrivere conversazioni leggere e spensierate.

"Dai, vieni al bar che ci facciamo quattro ciacole davanti a un tajut!"

Cicchetto

Un piccolo bicchierino di superalcolico che ti offre l'amico per dare il benvenuto o per riscaldare l'anima in una serata fredda. A Napoli lo bevi prima che qualcuno dica 'Salute!' perché è un attimo di gioia.

"Ma veramente vuoi andartene prima del cicchetto? Vieni qui, fratè, che stasera festeggiamo seriamente!"

Mona

Termine usato affettuosamente, ma anche scherzosamente per dare del poco furbo o sciocco a qualcuno in modo bonario. Può variare da un tenero 'sciocco' a un più deciso 'stupido', dipende dal tono.

"Teo, sei proprio un mona! Ci sei cascato di nuovo nello scherzo della chiamata urgente dal capo... che tonto!"

Ombra

Non stiamo parlando di sole e ombrelloni, ma del tipico bicchiere di vino che ti bevi con gli amici al bar. È l'unità di misura della socializzazione triestina.

"Oh, ci vediamo in piazza? Dai che ci prendiamo un'ombra e facciamo due ciacole!"

Schei

Il modo tradizionale dei veneti di riferirsi ai soldi. Quando parli di 'schei', intendi proprio il denaro contante, quello che conta davvero.

"Mi serve un prestito per il weekend in montagna... hai qualche scheo da parte? Dai, non fare il tirchio!"

Ciò, sta a ciacolar

Espressione veneta, spesso anche triestina di sponda, che serve a tagliare corto quando uno va avanti a chiacchiere, pettegolezzi o giri di parole e non arriva mai al punto. Quel ciò davanti è un richiamo secco da parlato vivo, da bancone o da compagnia, e può suonare brusco ma pure mezzo scherzoso.

"Gianni, ciò, sta a ciacolar: semo qua che lavorémo e ti te conti storie da un’ora, e a nessun ghe ne frega."

Toso

Modo casual per chiamare un ragazzo giovane o amico, tipo 'ehi bro' ma con accento veneto.

"Oh toso, stasera si va in piazza a prendere uno spritz o resti a casa a fare il mone?"

Ciàcia

È la chiacchiera senza sostanza, quella parlantina che riempie l’aria ma non porta da nessuna parte. Si usa spesso con far ciàcia per dire che uno continua a raccontarla, magari pettegolando o lamentandosi, mentre gli altri vorrebbero solo pace e un’ombra di spritz. Può essere bonaria o una stoccata, dipende dal tono.

"Ieri sera Maria in bar non chiudeva mai: far ciàcia su tutto, dal meteo al vicino, e noi lì a annuire con lo spritz in mano."

Fubòn

Si dice di quello che la sa lunga a voce alta, fa il professorino della situazione e la mena da esperto su tutto. Poi però, quando arriva il momento di far vedere cosa vale davvero, si sgonfia di colpo. Fubòn è una presa in giro dialettale, più ironica che cattiva, perfetta per ridimensionare chi si monta la testa.

"In aula Luca fa il professore e corregge tutti. Poi l’interrogazione va storta e gli dico: Ocio, fubòn, che oggi non ti salva nessuno."

Paroni de casa

Modo di dire veneto per chi, appena mette piede in un posto, si comporta da padrone di casa anche se è ospite. Decide, comanda, sposta sedie e gente, parla sopra a tutti e pretende che le cose vadano come dice lui. Si usa spesso con tono ironico per smontare chi se la tira e invade gli spazi.

"Alla grigliata da Simo, Bepi è entrà e subito: ghe penso mi, spostando tavoli e distribuendo ordini, proprio un paroni de casa."

Nemico del prosecco

Etichetta ironica per quello che, in mezzo a un brindisi, fa il duro e rifiuta il prosecco. Non è un insulto vero, è la classica presa in giro da bar o da osteria: se tutti hanno il calice in mano e tu dici di no, scatta subito il sospetto scherzoso che tu stia remando contro la festa.

"In osteria tutti brindano e lui ordina acqua naturale. Il barista mi guarda e sussurra: nemico del prosecco, oggi gli facciamo cambiare idea."

Partir a rebaltòn

Vuol dire buttarsi in un lavoro o in un’idea senza ordine né testa, iniziando di slancio e facendo casino, come quando smonti mezza casa e poi non sai dove hai messo le viti. Rebaltòn richiama proprio la roba rovesciata e alla rinfusa. Si usa spesso per prendere bonariamente in giro chi improvvisa e complica tutto.

"Giani dise che el fa el bagno novo, ma dopo do ore xe già partìo a rebaltòn: maton in corridoio, trapano sul divan e la morosa che sbraita."

Vecio del bòsc

Soprannome veneto-trentino per il vecchio montanaro che il bosco lo legge meglio di una cartina. È quello che sa dove porta un sentiero, dove spunta l’acqua e quale scorciatoia ti evita di fare il turista lesso. Lo si dice con rispetto e un filo di sorriso per uno che fa da guida, archivio vivente e dispensatore seriale di storie e dritte.

"Domani saliamo al rifugio e tu vuoi fare il furbo col GPS? Porta il vecio del bòsc: in cinque minuti ci mette in riga."

Giogattol

Vuol dire letteralmente giocattolo, ma detto così in dialetto suona più da aggeggio o coso carino e un po' inutile. Lo tiri fuori quando qualcuno compra l'ennesimo gadget che fa scena e basta, o quando uno è tutto impomatato e perfettino, quasi di plastica. È una presa in giro leggera, da bar, ci sta.

"Tasi, vien via dal bagno, che siamo già in ritardo. Con tutto quel gel e la camicia stirata sembri un giogattol, dai."

Pescarci dentro

Vuol dire impicciarsi dove non sei chiamato, entrare in una faccenda che non ti riguarda e iniziare a fare domande, consigli non richiesti o manovre da dietro le quinte. Spesso si usa in negativo, tipo avvertimento: non pescarci dentro. È quel modo veneto, un po' secco ma efficace, per dire fatti i tuoi affari e lascia che gli altri risolvano da soli.

"Oh, Luca, non pescarci dentro: la lite tra quei due è roba loro. Bevi lo spritz e lascia che se la sbrighino, va là."

Fioi

In Veneto, quando chiami qualcuno 'fioi' non stai solo dicendo 'ragazzi', stai spalmando calore e confidenza su ogni sillaba. È il richiamo che usi con chi ha condiviso merende rubate e fughe in bici, un modo di mettere tutti sullo stesso piano senza troppi giri di parole.

"Oh fioi, stasera andiamo a farci uno spritz a Rialto o no? Dai che la serata chiama!"

Voci del popolo

La teoria va benissimo, ma quello che ci piace davvero è sentire la gente nel suo flow naturale. Se conosci un'espressione bella delle tue parti, portala. E se c'è già, dalle la tua voce. La mappa sonora la costruiamo insieme.

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