"Daje, che significa forza, grande, andiamo, finalmente, tipo ho passato l'esame e daje, andiamo, daje regà sbricamose."
"Daje è un'espressione romana molto usata che vorrebbe dire forza dai andiamo coraggio vuol dire tante cose in un esempio può essere messo come oh dai andiamo che stiamo a far tardi oppure domani è l'esame oh dai forza fammi sapere come è andata"
"La parola che esprime ed incarna la romanità è solo una, ed è DAJE, che è diventata così popolare che si utilizza ovunque in Italia, ma ovviamente con accento sbagliato. La differenza la fanno le E finali. Il DAJE è sia un incoraggiamento che anche una congratulazione. Per esempio, ho preso dieci in italiano, DAJE, oppure, oh lo sai che Sara finalmente mi ha detto che possiamo uscire insieme, oh DAJE frà, per esempio. Quindi il DAJE è un emblema che rappresenta forza, coraggio, spinta, tipico romano."
"Daje è un'espressione tipicamente romana, o comunque dei dintorni, che muove le folle dello stadio, quindi Daje, e accende le serate. È un'esortazione che è in grado di caricare veramente un esercito intero, chiudere una discussione con una risata, oppure sostituire mezza conversazione mantenendo intatto tutto il significato originale. Quindi per esempio si può dire, Daje che mancano dieci minuti, corriamo in metro e poi spacchiamo la serata."
Daje
"Oh regà, stasera ce famo er torneo di calcetto. Daje tutti quanti, nun se pijano prigionieri!"
"Mortacci oppure li mortacci, espressione colorita che può indicare sorpresa, rabbia o esasperazione, spesso non è davvero offensiva tra noi romani. Mortacci che traffico oggi, ci ho messo due ore per fare cinque chilometri."
"Invece poi c'è la versione più colorita, più giovanile, mali mortacci tua, o li mortacci. Questo può essere utilizzato sia in positivo che in negativo. Per esempio, hai vinto al superenno lotto, mali mortacci. Oppure hai fatto qualcosa di sbagliato, che ne so, non hai pagato la multa, ecco, mali mortacci."
"Mortacci tua è l'esclamazione romana definitiva, una moneta corrente della capitale eterna. Può essere un insulto pesante, un saluto affettuoso tra amici stretti o un segno di pura ammirazione per una mossa geniale appena compiuta. Quindi un po' multiuso. Per esempio, mortacci tua, che macchina ti sei fatto, è bellissima!"
Mortacci tua
"Ho visto il prezzo della pizza a Trastevere... e mortacci tua, era più cara delle scarpe nuove!"
"Sti cazzi è un modo tutto romano, anche se ultimamente sta diventando sempre più italiano, di esprimere la propria indifferenza su una notizia, su qualcosa che è accaduto. Ad esempio, ma lo sai che Marco e Sara si sono lasciati? La tua risposta? E sti cazzi? E quindi significa, è a me che me ne frega."
"Sti cazzi, sti cazzi è l'emblema del menefreghismo totale, cioè quando uno se ne frega di tutto, tipo quando ti cominciano a dire ma devi stare attento ai grassi, non mischiare la pasta con la carne, ma sai che ti dico sti cazzi io mi faccio una bella carbonara e un bel bicchierozzo di vino."
Sticazzi
"Hai sentito che piove a dirotto domani? E allora, sticazzi, avevo già deciso di stare in casa a poltrire sul divano!"
"di solito alcune volte viene eseguito anche da AO, è l'espressione che un romano ti può utilizzare quando vai in un ristorante a Milano, chiede una carbonara e nella carbonara ci mettono la panna. Ecco, la prima reazione pacata è questa, tipo ad esempio, ma che cosa stai facendo?"
"A-O è proprio la classica interiozione romana che si utilizza per richiamare l'attenzione di qualcuno senza usare il suo nome e quindi sostituisce, diciamo, il classico italiano O per, appunto, far voltare qualcuno e all'interno di una frase si potrebbe utilizzare dicendo A-O è Ascoltami, che famo stasera?"
Aò
"Aò regà, che famo stasera? Andamo a magnà na carbonara?"
"Anvedi è un'esclamazione che esprime sorpresa o incredulità, viene utilizzata per commentare qualcosa di sorprendente o inaspettato e può essere usata in senso positivo o negativo e potremmo dire Anvedi questo che passo felpato, sembri un attorone di Hollywood."
Anvedi
"Anvedi sto tipo, ha giocato alla lotteria e s'è portato a casa una Ferrari!"
"Avoia è un'esclamazione romanesca che ha più significati, può essere utilizzato come e come, oppure per dire tantissimo, oppure è certo, e si usa spesso prima anche di altri verbi. Quindi, per esempio, avoia di, avoia che, serve per dare enfasi, infatti è veramente molto molto utilizzata. Quindi si potrebbe dire, Gianni, vieni domani alla festa? E Gianni risponde, avoia che vengo. Oh, finisco il turno, mi cambio al volo e andiamo in discoteca."
Avoja
"Avoja che vengo, ao: finisco er turno, me cambio al volo e annamo in discoteca. E porta pure l’amica tua, che stasera se balla."
"A voglia! È un'espressione che può indicare approvazione, consenso, ma anche sì, ti capisco, oppure certo lo farò. Ad esempio, qualcuno potrebbe chiedermi, senti, me lo faresti questo favore, per piacere, ti pesa? No, a voglia, a voglia, se lo fa, oppure, guarda, non so se è presente la situazione, però spesso succede così. Dico, eh, a voglia, mi è successo una volta e via, lo so benissimo."
"A voglia vuol dire altro che e come, ce n'è in abbondanza, ce ne sta tanto, ad esempio, c'era gente al concerto, a voglia. Ti piace la carbonara? A voglia se mi piace."
"A voglia. A voglia non ha un vero e proprio significato, più che altro si intende e si utilizza quando si vuole sottolineare un assolutamente sì, cioè quindi la voglia di sottolineare come una cosa ci faccia piacere, ecco."
"A voglia significa conferma, è la risposta che spazza via in un secondo qualsiasi dubbio residuo dell'interlocutore. Significa hai voglia? E come? Sicuramente sì! E viene pronunciato con la bocca piena di orgoglio e con un sorriso a 32 denti. Quindi per esempio, hai fame? A voglia? Mi mangerai pure il tavolino e tutta la cucina che ci sta sopra? Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì!"
A voglia
"Hai fame? A voglia, mi mangio pure il tavolino."
"Mei coglioni, espressioni di stupore, tipo accidenti, ammazza, ad esempio, tipo, me coglioni, ma hai visto quanto costa sto ristorante? Un po' volgare, però è romano."
"L'opposto di sticazzi non tutti sanno che è mecoglioni. Tante persone, infatti, si confondono sull'utilizzo di queste due parole. Sticazzi, come detto prima, si utilizza quando c'è indifferenza, si vuole dimostrare disinteresse. Mecoglioni, invece, è quando si è stupiti di qualcosa o di qualcuno. Per esempio, ma lo sai che Marco è riuscito a perdere 30 chili in due mesi? Oh, mecoglioni!"
"Megoioni è un'espressione molto colorita, quindi da utilizzare soprattutto tra amici, che ha vari significati di nuovo. Quindi può voler dire, sicuramente indica una sorpresa, sia in positivo che anche utilizzata in modo ironico quando qualcuno dice qualcosa di un po' troppo, cioè la spara un po' troppo grossa. Quindi si potrebbe dire, per esempio, oh, hai visto la mia nuova macchina? Megoioni, che bella!"
"Me coglioni. Può essere interpretato in diversi modi, ma la più comune è un gran complimento. Tipo, me coglioni, t'avo detto che era una cena sbarazzina, te sei presentato giacca e cravatta."
Me cojoni!
"Aò, te lo giuro: mi hanno promosso senza manco chiedere! Me cojoni, daje! Stasera annamo a festeggià e pago io, tranquilli."
"Sta rosicà vuol dire essere invidioso di un qualcosa o di una persona, tipo guarda quanto sta rosicà solo perché ho vinto."
"Rosicare, ecco il verbo che viene proprio dal gergo romano, ma che ormai è più inutilizzato su tutto il territorio italico, e si utilizza per indicare un fastidio, o comunque sfortuna, o qualcosa che proprio non ci scende giù. Per esempio, tu hai mezz'ora che giri nel quartiere per cercare parcheggio, arriva la smart, si infila in quei due centimetri che ha trovato, e tu stai a rosicare, perché quella ha parcheggiato in due secondi, e tu so 30 minuti che cerchi parcheggio."
"Rosicare è un verbo che si utilizza quando si è consumati dall'invidia o dal rancore, quando vedi che qualcun altro sta meglio di te e sei appunto invidioso e non hai paura di dirlo, quindi magari fai delle battutine un po' acide. Ed è molto utilizzato nello slang romano, spesso in coppia con Terode o Rosica e quindi rende proprio l'idea di qualcosa che ti sta consumando. Quindi si può dire, per esempio, dopo aver visto le foto delle vacanze di Claudio alle Maldive Gianni ha iniziato a rosicare fortissimo."
Rosicare
"Aò, hai visto Gigi? Gli hanno dato la promozione e Marco rosica da morì, fa finta de ride ma sta col veleno in bocca."
"Una cifra vuol dire tantissimo, molto, ma può essere usato pure in senso ironico. Ad esempio, questo è stato lavorato una cifra, praticamente insomma è nato a mare, questo è il senso corretto. Oppure, ti piace questo gelato? Una cifra, questo è il senso ironico."
"Una cifra, invece, è un modo per esprimere tanta gente in modo esagerato. Oggi, al concerto del 1° maggio, c'era una cifra di gente, un casino."
"Una cifra è un'altra un po' indefinita unità di misura che indica sempre il moltissimo, quindi lascia intendere un numero con così tanti zeri da sembrare il debito pubblico nazionale di un paese intero. Indica intensità pura, esagerazione cosmica e una passione che non sta dentro nessuna unità di misura ufficiale conosciuta. Allora per esempio si può dire mi fa male la testa una cifra, stanotte ho esagerato e ora ne pago il prezzo."
Una cifra
"Mi fa male la testa una cifra, ieri ho esagerato."
"Detto ironicamente, quando qualcosa va male o succede in casino, esempio, ho perso il portafogli e mi sei scaricato pure il telefono, vabbè, andiamo bene."
"Annamo bene si usa per dire una situazione ironica, che però esprime una situazione negativa, tipo ho perso le chiavi, annamo bene, in pratica pure questa ci si mette."
"andiamo bene al posto di ma che veramente ma sei serio ma dici davvero andiamo bene"
Annamo bene
"S'è bucato il motorino mentre diluviava e stavo pure in ritardo... Annamo bene!"
"Caciara significa confusione, casino, baccano. Tipo, ieri a quella cena c'era una caciara assurda, tutti parlavano sopra a tutti, urlavano e ridevano. A un certo punto non si capiva più niente."
"Caciara, invece, è un termine che viene da Roma, viene utilizzato dai romani, ma che ormai è diventato di uso comune in tutta Italia. Infatti, sicuramente, la maggior parte delle persone adesso che sentirà la parola caciara capirà benissimo che si usa quando ci si riferisce a confusione, baccano. Quindi, madonna che caciara! Ecco, madonna che confusione!"
Caciara
"Ieri sera da Gigetto sembrava di stare allo stadio: una caciara pazzesca tra risate e karaoke improvvisati!"
"Burino. Un burino è una persona davvero poco elegante, rude, che sia nel modo di vestire ma soprattutto nel modo di esprimersi, quindi quando qualcuno ti dà del burino non prenderlo come un complimento perché non lo è."
"Burino è l'espressione che si usa in maniera dispregiativa per descrivere qualcuno un po' stupido, ignorante o comunque rozzo o maleducato e potremmo dire per esempio oh è arrivato in infradito ecco la pelliccia finta, burino totale"
Burino
"Guarda quel tipo che mangia la pizza con le forchette d'argento... ma dov'è cresciuto, vuoi vedere che è un burino?"
"Coatto. Il coatto è il re indiscusso della periferia romana, quindi capelli gellati come se fossero stati scolpiti nel marmo, musica techno a palla nella macchina e quell'atteggiamento da... che guardi? Da un chilometro di distanza, minimo. È quell'estetica fiera e irriducibile della strada a Borgatara. Quindi per esempio si può dire, mai visto quel coatto con la macchina truccata? Sembra uscito da un film di serie B di Mezzanotte."
Coatto
"Gianni si è messo a suonare i bidoni fuori al Colosseo, convinto di essere il re dei coatti!"
"Pischello o pischelletto? Modo romano per dire ragazzino, ragazzo giovane o semplicemente giovane. Tipo, quando ero pischello uscivo sempre a trassevere. Oppure, ma guarda un po' sti pischelli che stanno a combinà."
"Pischello o pischella è un modo di descrivere un ragazzo o una ragazza giovane, giovane non per forza d'età, ma anche per modo di porsi, per modo di comportarsi. Quindi, per esempio, Franco che ha 40 anni, per i suoi amici comunque è un pischello, perché ancora sta a rimorchiare tipe su Tinder."
Pischello
"Ahò, er pischello se crede 'n genio del calcio, ma nun sa manco stoppà un pallone!"
"A buffo. In romano vuol dire gratis, senza pagare nulla. Si usa soprattutto in contesti tipo entrati, servizi o cose prese senza spendere nulla, tipo siamo entrati a buffo al cinema, siamo entrati senza pagare."
"Abuffo è un modo per dire di un pagamento ritardato, di un pagamento futuro, in pratica di mettere tutto ad accredito tipo il bardo che sono andato sto mese l'ho pagato abuffo, se non lo ripago entro 2-3 giorni mi spara"
A buffo
"Marco è salito sul taxi a buffo, ha fatto il giro della città e ha salutato con un sorriso invece di pagare!"
"Fare sega vuol dire principalmente non andare a scuola o anche al lavoro, quindi saltare un impegno senza avvisare, principalmente si usa per la scuola, tipo oggi ho fatto sega che c'era la verifica di scienza e non sapevo niente."
"Fare sega è un'espressione romana utilizzata per quando si salta alla scuola oppure un impegno noioso, qui non si vuole andare, preferendo invece la libertà della strada o un parchetto al sole rispetto magari all'aria stantia di un'aula scolastica chiusa con il compito annesso che dovresti fare. Quindi si può dire per esempio oggi ho fatto sega all'allenamento, non avevo proprio voglia di correre con questo caldo bestiale."
Fare sega
"Oggi non ce la faccio proprio, faccio sega e ci vediamo tutti al Pincio per un po' di sole!"
"n'do cojo cojo significa mi accontento di quello che capita, senza scegliere troppo, rifiutare troppo. Tipo, stasera per cena non c'ho voglia di decidere niente, ma andiamo n'do cojo cojo, tanto basta che se magna qualcosa di buono e sto a posto così."
"n'do cojo cojo è un modo di dire che significa andare alla cieca o agire senza una meta precisa e potremmo dirlo stasera decidiamo n'do cojo cojo basta che finiamo a mangiare e a ridere"
N'do cojo cojo
"Stasera che si fa? Bah, n'do cojo cojo! Basta che ce divertimo!"
"Stacce invece è un modo per dire oh accetta la situazione che sta avvenendo, quello che sta succedendo in questo momento, oh hai perso stacce!"
Stacce
"Quando hai finito la torta prima dell'arrivo degli ospiti e tua madre ti sgrida: 'Che te devo dì? Stacce!'"
"Stacce la pinna, che oggi praticamente si usa soltanto stacce, è un modo romano per dire e anche un po' scendere a patti con il fatto che qualcosa non è andato bene. Per esempio, regà, è andata male? Stacce la pinna, e fumo finta che era un esperimento."
"c'è uno che stacce la pinna è uno che quando gli capitano le cose non accetta e comincia a lamentarsi e si potrebbe dire oh ti sei affreddato il caffè e mo fai il dramma? Stacce la pinna e rimettilo sul fuoco"
Stacce la pinna
"Hai perso al calcetto? Stacce la pinna e pensa alla prossima partita, tanto la rivincita è dietro l'angolo!"
"Ahò, basta co' 'sti lamenti, fatte 'n castello, vie' a pija' er caffè!"
"un'espressione che si utilizza per dire di andare oltre, di non soffermarsi su quello specifico momento e potremmo dire, ahò, s'è rotta 'a graffetta e già fai il dramma? Fatte 'n castello, andiamo avanti, no? Dai, eh"
Fatte 'n castello
"Dai Gianni, smettila de piagne pe' sta robbetta e fatte 'n castello, che già so' stufo!"
"Famo a capisse, significa parliamo chiaro subito, mettiamoci d'accordo, del tipo. Famo a capisse, io ti aiuto volentieri, però non ti devi lamentare continuo, così almeno siamo chiari dall'inizio e non ripetiamo dopo."
"Famo a capisse, invece, sarebbe, in pratica, facciamo a capirci, intendiamoci, per dire in italiano, in una frase potrebbe essere messa, tipo, a o, non so che me stai a di, famo a capisse, spiegati meglio."
Famo a capisse
"Oh, giovedì ci siamo detti cinema, famo a capisse: non tirare bidoni!"
"A Roma per dire facciamo usiamo FAMO, a Roma che FAMO stasera?"
FAMO
"Aò, che famo stasera? Famo due passi, poi famo aperitivo e famo finta che domani non esiste, tanto er mondo aspetta."
"Aregà, modo romano per i ragazzi. È molto conosciuto anche Aregà buongiorno, che Erfaina, un noto personaggio romano, usa molto spesso nei suoi video. Ad esempio, Aregà, stasera andiamo a mangiare fuori o no?"
Aregà
"Aregà, stasera se magna fuori o continuiamo a raccontarcela davanti al frigo aperto come filosofi in pigiama alle due de notte."
"Daje na pacca è un'espressione che viene utilizzata per stimolare qualcuno a fare qualcosa oppure per premiarlo e quindi si potrebbe dire: prima della partita l'allenatore ha detto 'ragazzi, daje na pacca e famose sti tre punti'."
"Daje na pacca. Daje na pacca è un'espressione che si usa per premiare qualcuno o per stimolarlo. Quando stavamo al mare c'era un amico mio abbattuto sul divano e noi ci stavamo tutti a preparare per andare al mare e allora gli dissi: daje na pacca, se no rimaniamo qua tutto il giorno."
Daje 'na pacca
"Prima della partita, l'allenatore ha detto: 'Ragazzi, daje 'na pacca e famose sti tre punti!'"
"e daje è un incitamento per dare coraggio o forza simile a andiamo potremmo anche dire oh t'hanno detto no e tu manco te siedi e daje riparti e spacchi"
E daje!
"Hai preso il libero venerdì? E daje! Allora ci facciamo una mareggiata a Fregene!"
"Che te possino. Che significa? È una mezza impregazione, ironica e spesso affettuosa anche. La frase completa sarebbe che te possino ammazzà, ma normalmente rimane incompleta. Tipo, mi hai fatto prendere in corpo che te possino."
"Che te possino è un'esclamazione che potrebbe indicare accidenti a te, tipo che te possino, ma è sfidato con la macchina, se te prendo te sfondo."
Che te possino
"Hai parcheggiato in doppia fila e mo blocchi tutti. Che te possino, spostala al volo che qua sennò parte la caciara."
"Sta in campana significa stare attenti, tenere gli occhi aperti. Ad esempio, sta in campana quando passi da quella zona la sera perché girano parecchi furbetti, è meglio fare attenzione e non distrarsi troppo."
"Sta in campana, vuol dire stai attento, rimani vigile, o sta in campana che quello è uno furbo, ti frega facilmente."
Sta in campana
"Aò, sta in campana co’ quello là, sembra carino ma te fa il gioco delle tre carte e manco te ne accorgi."
"Che stai a D esprime incredulità, come tipo, ma che vuoi mollare tutto? Ora che sei a un passo dal traguardo, ma che stai a D? Ripensaci!"
"Che stai a di' è un'espressione che si usa quando qualcuno dice qualcosa di incomprensibile o assurdo, per cui lo riporti un attimino coi piedi per terra, magari: 'Dice che domani corre alle sei coi mocassini' ... 'Che stai a di'?!'"
Aò, che stai a di'?!
"Giovanni: 'Domani vado a correre alle 6.' Maria: 'Aò, che stai a di'?! Con sto freddo? Sei matto!'"
"Oh, mi capiscio dar ginocchio, eh? Riprendo un po' i bambini che hanno i pantaloncini corti e se se la fanno sotto, insomma, esce dal ginocchio, quindi vuol dire non sono nato ieri, non sono ingenuo. Oh, guarda che mi capiscio dar ginocchio, eh? Ho capito subito che mi stavi raccontando una scusa solo per non venire all'appuntamento."
"Come puoi rispondere ad una persona che ti sta facendo un po' sottintendere, che tu non stai capendo o ti vuole far passare un po' per lo stupido e l'ignorante di turno? Ecco, piuttosto che rispondere a lei, guarda che non sono mica nato ieri, gli puoi anche semplicemente dire, in un romanaccio fresco, mi capiscio dar ginocchio e credo che lì si pario."
Mi capiscio dar ginocchio
"Mi fa il finto tonto e prova a fregamme, io: aò, mi capiscio dar ginocchio, non me serve er disegnino. E mo vedemo chi ride"
"Fracico, la versione romana di fradicio, si usa per intendere qualcosa o qualcuno di molto bagnato, tipo sto a fa' er diluvio e me so' fracicato tutto, ma anche in senso figurato, come sto 'mbriaco fracico."
Fracico
"Ieri sera, dopo la festa, Mario era così fracico che ha cercato di pagare il taxi con una banana!"
"Pippone si utilizza quando una persona sta tirando per le lunghe un qualcosa che a te non interessa o su comunque lui non è ferrato, per esempio un argomento di fisica quantistica piuttosto che il gossip che ci volevano due secondi per dire quello che era successo, però la sta tirando così tanto per le lunghe e quindi questo si chiama pippone."
"Maria, attacca un pippone. Allora, il pippone è quando uno comincia a parlare e non la finisce più. Quindi quando una persona tendenzialmente fa dei monologhi o monopolizza la conversazione tipo, Maria ora quello è tornato dalle vacanze, ora attacco un pippone. Quando proprio sappiamo che quella persona comunque comincerà a parlare non la finirà più"
Pippone
"Mario si è messo a raccontare della sua vacanza in montagna e giuro, mi ha fatto un pippone di tre quarti d'ora sui suoi scarponi nuovi!"
"Nasone. Sono le tipiche fontanelle pubbliche di Roma. Tipo, con sto caldo meno male che a Roma ci stanno i nasoni, ogni tanto mi fermo a bere un po' d'acqua fresca mentre cammino un giro."
Nasone
"Con quaranta gradi addosso me so fermato al nasone sotto al ponte, due sorsi d'acqua fresca e già me pareva de esse rinato."
Stai sereno
"Guarda, stai sereno: la prossima volta le chiavi della macchina non te le dimentichi più dopo averle buttate col sacco del secco!"
Magna tranquillo
"Aò, s'è bloccata la metro e arriviamo tardi? Daje, magna tranquillo, ce famo 'na passeggiata e ar capo je diciamo che era caos totale."
"Non c'è trippa per gatti, vuol dire che non c'è possibilità, non c'è speranza di ottenere qualcosa. Ad esempio, se pensavi di copiare durante il compito, ti dico subito che non c'è trippa per gatti. Oggi il professore controlla pure come respiri."
"Non c'è tripa per gatti, in pratica è qualcosa di cui non c'è speranza, di cui le risorse sono finite. C'è un aneddoto rispetto a questa frase, nei primi del Novecento il sindaco Ernesto Nabian in pratica tolse dalla spesa comunale il cibo per gatti che venivano utilizzati per proteggere gli archivi dei topi. Tipo, se stai a provare, volevi lo sconto? Mi dispiace, ma oggi non c'è questa tripa per gatti."
"Non c'è trippa per gatti risale effettivamente all'antica Roma, quando c'erano periodi di carestia o comunque le cose non è che andavano proprio tanto bene e prima le persone erano comunque abituate a dare qualcosa da mangiare anche ai gatti, nel momento in cui bisogna riconsiderare le priorità e le persone non hanno neanche più qualcosa da mangiare, ovviamente tagliavano anche su qualcosa da dare ai gattini e quindi non c'è trippa per gatti significa quando le cose non stanno andando proprio benissimo bisogna cominciare a tagliare, bisogna cominciare a stringere la cinghia e può essere anche utilizzata in un contesto più goliardico come per esempio andare in ferie con gli amici tuoi a Ibiza, mentre tu al massimo puoi andare a Ostia, ecco non c'è trippa per gatti."
Non c'è trippa per gatti
"Oh, loro parlano di weekend a Ibiza e io guardo il conto e dico regà, non c’è trippa per gatti, al massimo Ostia e panino"