Catenaccio
Nelle Marche, oltre a indicare un solido chiavistello, si usa in gergo per descrivere una persona testarda e ostinata come il ferro.
Ciucciò
Espressione usata per descrivere un pasticcio o una situazione incasinata; può anche riferirsi a una persona sbadata o distratta.
Pecora
Termine usato per descrivere chi segue ciecamente le idee altrui, proprio come una pecora segue il gregge.
Scaldare la panchina
Vuol dire restare in panchina, quindi fuori dall’azione, come il panchinaro che passa la partita a guardare gli altri e al massimo si scalda il sedere. Nasce dallo sport ma si usa anche a scuola, al lavoro o nei gruppi: sei presente, però non ti fanno entrare o non conti granché. Spesso ci sta dentro un filo di frustrazione e autoironia.
Fare il riscaldatore
Si dice di uno che sta lì a far presenza, mugugna, commenta tutto, magari mette pure ansia al gruppo, però quando c'è da lavorare davvero si smaterializza. È il classico che scalda la sedia e l'aria con la bocca, non con le mani. Espressione canzonatoria, usata spesso tra colleghi o in squadra.
Stè cu la capu nzerta
Si dice di uno che gira con la testa nel pallone, come se avesse la capoccia infilata da un’altra parte. È quello che non capisce una mazza, sbaglia strada, risponde a caso e sembra sempre mezzo stonato. Si usa per prendere bonariamente in giro chi è distratto o proprio fuori fase, senza cattiveria, ma con una bella risata.
Vuò campà 'cca 'a panchina
È la battuta che ti mollano quando stai sempre appiccicato alla panchina a non fare niente, a guardare la giornata sfilare davanti agli occhi. Dentro c'è un piccolo rimprovero: muoviti, datti una svegliata, trovati qualcosa da fare. Di solito esce tra amici o in famiglia, con tono scherzoso ma pure un po' stuzzicante.
Fare la bòta 'd panchina
Modo di dire piemontese usato per prendere in giro il perdigiorno che sta piantato in piazza sulla panchina, a fare due parole e guardare passare il mondo, invece di combinare qualcosa. È bonario ma un filo pungente, perfetto quando uno rimanda sempre lavoro o commissioni. Se poi ci scappa il neh, hai già capito l’aria.
Pota
Intercalare bergamasco che senti ovunque, dal bar alla curva, e che cambia senso col tono. Detto secco può voler dire rassegnazione, tipo che ci vuoi fare, mentre allungato diventa sorpresa o sottolineatura di una verità ovvia. Spesso serve anche solo a riempire una pausa, come un dai locale. A Bergamo lo appiccichi a fine frase per dare colore, o all’inizio per partire con un commento. Da non confondere col marchigiano potà.
Gufare
Lanciare bad vibes, fare previsioni pessime o portarsi jella da soli (o agli altri) con la tua negatività.
Cucchiaio
Il tiro di pura classe, quello che ti fa alzare dalla sedia anche se sei tifoso della squadra opposta. Si batte un rigore o una punizione di precisione e invece di sparare il pallone lo accarezzi con il collo del piede in modo che faccia una parabola lenta e beffarda. Totti l'ha fatto in Olanda nel 2000 e da allora il cucchiaio è leggenda nazionale. Roba da matti.